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Bruna Angela Bianco
1966-1969, bb. 5

Il nucleo documentario è costituito dalle lettere inviate da Giuseppe Ungaretti e Bruna Bianco, una giovane, di famiglia italiana che il poeta conosce a San Paolo del Brasile nel settembre del 1966 e che frequenta, arrivando a parlarle di matrimonio, fino alla primavera del 1969. Dopo la morte di Ungaretti, Bruna Bianco ha tenuto segreto il suo tesoro di lettere e ricordi del poeta, fino a quando una giovane studiosa, Francesca Cricelli, l’ha convinta a uscire dal suo quarantennale riserbo e l’ha assistita nel lungo, paziente lavoro di rilettura e trascrizione delle oltre 300 lettere. Nel marzo del 2015 Bruna Bianco ha deciso di depositare presso Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori queste carte. L’epistolario con Bruna Bianco, che si estende dal settembre del 1966 all’aprile del 1969 ed è quindi liminare nella vita del poeta che sarebbe morto nel 1970, rappresenta, secondo il professor Silvio Ramat, ungarettiano di lungo corso, una grande meditazione sul classicissimo tema del contrasto tra amore e morte, gioventù e vecchiaia, e sulla forza eternatrice dell’amore e della poesia. Si tratta di un canzoniere in prosa che fa propri gli stilemi dell’amor cortese e che reca forti tracce di un’intenzionalità letteraria, dal momento che il poeta stesso aveva ipotizzato di pubblicarne una selezione. Le numerosissime lettere inoltre contengono una cronaca quotidiana della vita, delle attività (la traduzione dell’Odissea per la RAI, ad esempio), degli incontri, dei viaggi (Israele, tra gli altri) e dei pensieri del poeta nei due anni e mezzo coperti dallo scambio epistolare. Ma non sono solo una ricca fonte di informazioni: dalle lettere emergono anche testi preziosissimi come abbozzi di poesie, traduzioni poetiche e molti giudizi sull’arte e sugli artisti che Ungaretti frequentava all’epoca, soprattutto a Parigi, e sulle mostre che aveva occasione di visitare.

Strumenti di corredo: inventario su supporto informatico (applicativo Archimista)

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