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Infinite sono le vie della dispersione di archivi e fonti documentarie: scarti abusivi, disastri naturali, studiosi poco sensibili. Assai meno frequenti, ma molto più misteriose e talvolta accidentali, e perciò più gradite, sono le strade del ritrovamento. Per una di queste vie è giunta a noi la Collezione Alessandro Minardi che porta il nome di colui che l’ha radunata e il cui figlio ed erede l’ha offerta alla Regione Lombardia. Si tratta di oltre 1700 disegni e di un certo numero di fascicoli e di singole carte conservate all’interno di cinque faldoni; l’ambito cronologico va dagli anni trenta ai primi anni sessanta, con una forte prevalenza di materiale ascrivibile al decennio postbellico.
Rappresenta un ritrovamento prezioso che ha riportato alla luce un segmento di quella cultura minoritaria di destra sbocciata negli anni in cui l’Italia divideva le proprie ragioni tra due ambiti che nel gergo satirico venivano etichettati come “forchettoni” e “trinariciuti”. Al di fuori dei due schieramenti facilmente identificabili e dei rispettivi apparati culturali che interessavano buona parte dell’opinione pubblica, crescevano esperienze intellettuali che si potrebbero definire forse di confine, con un numero limitato di proseliti, spesso però dotati di disponibilità economiche. Uno tra gli esponenti più rappresentativi era Giovannino Guareschi, autore popolarissimo, al quale, solo in anni recenti, è stato riconosciuto lo “status” di scrittore. Sulla figura e l’opera e la fortuna dell’inventore di Peppone e di don Camillo si rinvia, alla bibliografia del presente volume ed in particolare agli atti del convegno Contrordine Guareschi svoltosi nel marzo del 2000, in occasione del deposito del fondo presso la Fondazione Mondadori acquisito dalla Regione Lombardia. Preme qui ricordare che a Guareschi si può ricondurre la maggior parte dei disegni del fondo; nuclei significativi sono anche quelli di Giacinto Mondaini e Giovanni Mosca, pure collaboratori del “Candido”.
Venendo ad affrontare alcuni degli aspetti più “tecnici” del presente inventario, va detto che è stata quanto mai opportuna la scelta dei curatori di adottare per il fondo il termine “collezione”, e non “archivio”, l’insieme delle carte e dei disegni. Il nucleo di documenti acquisiti, per lo più iconografici, non ha infatti né l’organicità di un archivio, né una relazione evidente e sistematica tra le carte disponibili e quello che in archivistica si chiama il “soggetto produttore”.
Si tratta di una collezione dunque, anche se una descrizione di tipo archivistico si è poi resa necessaria per costruirne lo strumento di consultazione e lettura. I curatori hanno premesso all’elenco descrittivo delle singole unità una puntuale descrizione della collezione nel suo insieme e delle sue principali sezioni, nonché un breve profilo dei soggetti, delle riviste e degli autori, che hanno prodotto i documenti. Il risultato, che va oltre la catalogazione dei singoli pezzi, consente di rileggere contesti editoriali e biografie. In pratica propone il clima culturale e politico, di cui si è accennato sopra.
Non è stata questa la sola “criticità”, sul piano metodologico, risolta dai curatori. La varietà di supporti con cui si formano gli archivi contemporanei porta sempre nuove problematiche, sia sul piano della conservazione che su quello della descrizione dei fondi. Il caso della Collezione Minardi sotto questo aspetto è esemplare poiché la maggior parte dei documenti è rappresentata da disegni, in particolare si tratta di vignette umoristiche, ispirate per lo più alla satira politica e di costume.
Le tavole sono descritte, secondo le norme e la buona prassi, rilevando una serie di elementi consueti (datazione, formato, supporto segnatura, intitolazione o iscrizioni, ecc.) presentati secondo una specifica organizzazione dei dati. Tuttavia una descrizione pur così puntuale, minuta, filologicamente esatta non sarebbe stata in grado da sola di restituire la freschezza e l’immediatezza dei disegni, dei tratti di matita o di china o di acquarello, si sarebbe rischiato di perdere lo stesso valore di documento. Valore che si individua nella battuta, nel lazzo, nell’ironia risultanti dalla sapiente miscela di immagini e testi. La citazione divenuta molto famosa è quella della serie di “Contrordine compagni” del Guareschi.
Quindi in questo caso la mera descrizione è apparsa inadeguata allo scopo. Si è pertanto ritenuto di abbinare al tradizionale inventario la riproduzione delle tavole su CD, al fine di poter meglio gustare anche i contenuti iconografici della collezione favorendone al contempo una migliore conoscenza. La collezione è oggi consultabile anche direttamente in linea nel sito www.fondazionemondadori.it.
Allo strumento archivistico “tradizionale”, stampato su carta, viene perciò abbinato un prodotto “tecnologico” come un CD: questa scelta sta ormai diventando una caratteristica del mestiere dell’archivista che si trova a dover combinare nuovi strumenti e supporti. La novità in realtà consiste nel risultato: un potenziale ampliamento e avvicinamento di un maggior numero di utenti interessati a questo inventario tradizionale stampato, così arricchito. Si pensa infatti che proprio per il tipo di documenti riprodotti il libro possa essere apprezzato e consultato agevolmente anche da “non addetti ai lavori”. Si auspica che le immagini proposte a più di sessanta anni di distanza da quando sono state inventate e disegnate, possano ancora strappare un sorriso e creare nuove suggestioni.
Ornella Foglieni
Dirigente Beni culturali
Regione Lombardia