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Intorno ai fondi Arnoldo Mondadori e Alberto Mondadori, che danno conto del carteggio tenuto dai due editori prevalentemente con gli autori mondadoriani e del Saggiatore, si è costituito nel tempo – e con maggiore alacrità negli anni Novanta, quando i versamenti aumentano di frequenza e consistenza – un archivio che per complessità e articolazione ha richiesto un confronto costante non soltanto con la natura mutevole del lavoro editoriale e culturale, ma anche con le continue trasformazioni intervenute nell’organizzazione interna delle imprese e con le dinamiche di concentrazione e acquisizione proprie degli anni più recenti.

All’inizio degli anni Ottanta, contestualmente alle prime acquisizioni di fondi, sembrava scontato che la strada da seguire fosse il recupero della documentazione di carattere letterario, che privilegia i carteggi autoriali, i pareri di lettura, i manoscritti. Ben presto, tuttavia, è apparso evidente che per ricostruire l’identità di una casa editrice e di tutti coloro che a vario titolo vi hanno contribuito (dai dipendenti ai consulenti) non è sufficiente il lavoro condotto filologicamente sul materiale pubblicato o sui rapporti dell’editore con i suoi autori. Si è pertanto avviata una riflessione ad ampio raggio che, nel decennio successivo, ha consentito di porre in essere una nuova strategia, più sensibile alla necessità di trasmettere la memoria dell’impresa e del lavoro culturale attraverso il recupero della documentazione anche amministrativa e contabile, dell’area tecnica, del marketing e delle relazioni esterne.

Questa politica ha permesso di conoscere e comprendere più a fondo i processi che conducono alla pubblicazione del libro (è sempre stata considerata soltanto l’editoria libraria, con pochissime eccezioni), anche perché si è voluto che, accanto al nucleo fondante della Arnoldo Mondadori Editore e del Gruppo Saggiatore, trovassero posto gli archivi della famiglia Mondadori (Mimma, Andreina, Leonardo, Marco), di personalità del mondo editoriale (giornalisti, consulenti, critici e traduttori, quali Brera, Ferrieri, Forti, Flora, Gallo, Kufferle, Lopez, Mazzucchetti, Murialdi, Palazzi, Pocar, Porzio), di autori/scrittori (Bottai, de Céspedes, Manzini, Testori), di agenti letterari (Linder), di illustratori (Angoletta, Guareschi nella Collezione Minardi, Molino), di altre società o marchi (Bemporad, Edizioni di Comunità, Leonardo editore, Rosa e Ballo, Serra e Riva, Torriani, Ubulibri).

In tal modo, ha preso corpo e continua a essere ampliato un archivio di concentrazione settoriale il cui fine è la conservazione della memoria del lavoro editoriale: patrimonio, questo, che non soltanto viene posto al riparo di improvvide dispersioni, ma che è soprattutto riordinato, inventariato e valorizzato, sia attraverso modalità tradizionali (pubblicazioni, esposizioni, mostre), sia avvalendosi dei canali tecnologicamente più avanzati e diffusi; tra questi, un ruolo di primo piano è svolto da Internet, di cui sono ormai manifeste le vastissime opportunità offerte soprattutto nella ricerca e nella consultazione di copie digitali dei documenti.

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