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QUESTO QUADERNO APPARTIENE A GIOVANNI TESTORI
Inediti dall’archivio
di Paola Gallerani
Milano: Officina Libraria / Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2007
148 pp.; € 24,00
ISBN 978-88-898-5400-6

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«Ho fatto sempre tutto insieme. Ho sempre ceduto a tutte le tentazioni»
Giovanni Testori

Storico dell’arte, critico militante e pittore egli stesso: c’è una parola che perfettamente riassume Giovanni Testori: «complessità». Di questa complessità, di ognuna delle attività intraprese, che spesso si intrecciano e sovrappongono, e delle opere prodotte, l’archivio, acquisito dalla Regione Lombardia e depositato presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, reca ricca testimonianza.
Ma l’archivio offre anche una visione privata, quasi intima, dello scrittore all’opera e del suo vissuto quotidiano, una sorta di diario involontario. Ed ecco allora l’idea di un «Testori di carte d’archivio», di un ritratto attraverso 25 brevi capitoli che, ripercorrendo ogni sfaccettatura del suo lavoro e della sua vita, commentano e contestualizzano gli oltre 150 documenti illustrati, tutti rigorosamente inediti, per guidare il lettore alla scoperta di altrettanti inediti punti di vista sull’uomo e sulla sua opera, lasciandogli il piacere di “decifrare” le carte.
Accanto alle prime stesure e ai materiali di lavorazione delle opere più celebri di Testori, come il disegno della dislocazione degli abitanti del Fabbricone, e gli indici fatti e rifatti della Gilda del MacMahon, si scoprono le dediche d’amore e gli schizzi erotici che affollano le pagine dei Trionfi e capolavori teatrali ignoti come La Peste a Milano o la scandalosa invettiva dell’ Appendix Oraziana all’ Ambleto, restati nel cassetto, o meglio nei quaderni e nei fascicoli dattiloscritti, insieme a un adesivo del wwf di Macugnaga e a una lettera di Luchino Visconti. E ancora, Infera Mediolani, raccolta di racconti sul disfacimento di una città; l’ultimo manoscritto, Regredior, di cui progetta anche l’allestimento scenico; la riscrittura di classici, tra cui La Divina Commedia e le sceneggiature cinematografiche, come La mostarda di Cremona.
Il libro racconta l’interesse di Testori per l’arte anche come collezionista, conoscitore e pittore; passa per alcuni aspetti del pubblico, come l’impegno cattolico, e del privato (Alain, la malattia). Ma soprattutto è uno strumento essenziale per comprenderne il «modus operandi», dalla progettazione attraverso i numerosi piani d’opera e indici alla forma stessa della scrittura con lo stretto legame tra parola e disegno e le continue stesure.

Officina Libraria, fondata nell’ottobre 2006 da Marco Jellinek, Paola Gallerani e Jacopo Stoppa, significa “casa editrice” in latino umanistico, e da questa cultura prende, oltre al nome, la cura artigianale per ogni aspetto del libro secondo la tradizione dei tipografi-editori del Rinascimento, applicata all’editoria contemporanea.
Alla base del lavoro di Officina Libraria, in controtendenza con l’appiattimento dell’industria culturale e dei “cataloghifici”, c’è il progetto culturale di fare libri di qualità, nei contenuti e nella forma, con strumenti e tempi di produzione moderni.

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