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Gli anni ’60: intellettuali e editoria

Gli anni ’60: intellettuali e editoria

Atti del convegno, Milano 7 e 8 maggio 1984

«Il convegno su “Gli anni ’60: intellettuali e editoria” ha avuto un’importanza di cui ci si rese subito conto, ma che ora sarà certamente ribadita dalla pubblicazione degli Atti. Occorre fissare la storia recente, quando molti protagonisti e testimoni sono ancora vivi, oppure la loro immagine, le loro parole, le loro motivazioni sono ancora nel ricordo. La storia è fatta di movimenti collettivi e di decisioni personali, di necessità ineluttabili e di casualità, di gesta scultoree e di attività quotidiana e paziente. E mentre i mutamenti si fanno sempre più veloci, travolgendoci, occorre evitare che la storia diventi un assieme di risultati statistici, depurati di ogni traccia dei progetti, dei sentimenti, degli ideali, delle delusioni, delle sofferenze in mezzo ai quali questi risultati s’imposero.

Nel nostro caso la storia è stata tracciata secondo il punto di vista dell’attività editoriale. Un punto di vista eccezionalmente rivelatore, perché nell’editoria vengono a contatto, spesso si scontrano, intenti culturali, scelte individuali, ideali sociali, lavoro artigianale da un lato, ragioni economiche e di mercato, industrializzazione, massificazione, talora anche degrado delle conoscenze dall’altro. Quello che varia è il livello a cui si decide di risolvere lo scontro: un livello che gli editori di cultura degli anni ’60 posero molto in alto.

Si sa che la storia della cultura e quella dell’editoria, sin da quando si diffuse la grande invenzione della stampa, s’intrecciano. E tra i vari focolai di cultura, qualche volta l’editoria è quello più avanzato e attivo: ciò accadde appunto negli anni ’60. Fenomeno sociologicamente interessante, perché rappresenta un caso in cui una minoranza (quella dei consulenti e degli editori), avvertendo necessità ancora indifferenziate, riesce a conquistare un grosso strato di pubblico promuovendone le conoscenze e organizzandone il lavoro intellettuale.»

Tratto dalla Prefazione di Cesare Segre

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