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«Il Convegno» 1920 -1940. Per un’antologia



Negli anni sessanta, nel pieno di una maturità sempre attiva, ricca di esperienze letterarie e teatrali, Enzo Ferrieri progetta un’antologia della sua rivista, «Il Convegno». Si affida a un editore come Vanni Scheiwiller, profondo conoscitore di un Novecento vissuto come familiare, e trova il sostegno di un grande mecenate della cultura: Raffaele Mattioli.
Ferrieri ripercorre la vita della sua rivista, ancorata a quel contesto milanese, tra nobiltà crociana, borghesia curiosa ed ebraismo colto, molto lontano dal regime, che l’ha vista nascere. La proietta in quell’“Europa illuminata” punto di riferimento di una generazione cosmopolita. Ne ricorda una schiera di critici e scrittori, poi noti e notissimi, da Linati ad Angelini, da Debenedetti a Solmi e Gerbi, dalla Mazzucchetti a Piovene, a Robertazzi e Leonardo Borgese; ne segnala le scoperte, da Joyce a Svevo, e i mille interessi nella contemporaneità, ma affida un posto di rilievo, quasi di grande suggeritore, a Eugenio Levi, professore appartato, e coscienza “inquieta” della rivista. Ai suoi saggi critici, che spaziano da Goldoni a Pirandello, e leggono in modo nuovo i contemporanei, assegna il valore di ricerche mai episodiche, sempre fondate su idee solide e condivise.
Selezionare vent’anni di un’attività proiettata in molte direzioni non è semplice, e il progetto procede a rilento, tra problemi di scelte, di spazi, di diritti. Ma Ferrieri non demorde e lavora a un saggio introduttivo che diventa storia della rivista, e contemporaneamente biografia intellettuale del suo direttore. Non tace dei rapporti vissuti e sperati, come quello con Gobetti, o con il mondo, più affine nell’impronta europeistica, di «Solaria», né le polemiche, compresa quella iniziale con i rondisti, superata da un clima di costante apertura e da un lungo rapporto con alcuni di loro, da Raimondi a Bacchelli a Cecchi.
La morte non permette a Ferrieri di vedere la pubblicazione.
La sua introduzione all’antologia appare qui, nei cent’anni della nascita del «Convegno», a rinnovarne il dibattito, la passione e l’impronta critica e morale.

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