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«Se io fossi editore». Vittorio Sereni direttore letterario Mondadori


Poche parole per presentare un volumetto che arricchisce le «Carte raccontate» di un nome che non poteva, prima o poi, mancare nella serie: quello di Vittorio Sereni, che oltre a essere ben presente nella memoria di coloro che lo hanno conosciuto e che magari hanno lavorato con lui alla Mondadori, è uno di quelli in cui più frequentemente, e necessariamente, si imbatte chi frequenta l’archivio della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori.

L’occasione, ineludibile, è data dal centenario della nascita di Sereni e dal convegno che, insieme a molte altre iniziative di testimonianza e ricordo che quest’anno hanno avuto luogo, intende riproporne la figura e l’opera nella Milano che fu sua. L’Università in cui si formò, la casa editrice Mondadori e la Fondazione che ne conserva la storia, la natale Luino che ne ospita la biblioteca e le carte, hanno collaborato per celebrare adeguatamente la ricorrenza, insieme agli amici e agli studiosi che si apprestano a illustrarne una volta di più l’opera. E se più spesso si parlerà e ci si troverà nel convegno a riflettere sulla sua poesia, essendo Sereni unanimemente riconosciuto come uno dei maggiori poeti del secondo Novecento, qui ci si sofferma sul non meno importante ruolo da lui giocato all’interno del mondo editoriale, in particolare nel periodo in cui fu direttore letterario della Arnoldo Mondadori Editore, periodo di cui proprio i materiali custoditi dalla fondazione costituiscono preziosa e unica testimonianza.

Si ricorderà il titolo del libro che Gian Carlo Ferretti dedicò anni fa all’argomento, Poeta e di poeti funzionario. Sereni è stato infatti poeta praticando al contempo la diversa e per tanti aspetti più assorbente attività di funzionario editoriale, e proprio alle letture, alla progettazione, alla discussione dei titoli, all’indispensabile mediazione tra istanze diverse ha dedicato non poca parte del suo impegno e della sua stessa sensibilità. Porre attenzione a questo aspetto del suo lavoro vuol dire tra l’altro ripercorrere le vicende mondadoriane del dopoguerra, e la messa in luce di iniziative che, pur legate al nome di Sereni e magari da lui progettate o seguite passo passo nel loro concretarsi (la collana del «Tornasole», ad esempio, o quella dello «Specchio»), hanno poi avuto storia a sé, e appartengono senz’altro, nei loro limiti o nel loro successo, alla storia dell’editoria. E come Ferretti ha mostrato, è proprio attraverso i documenti custoditi dalla Fondazione che i retroscena di tante iniziative, comprese quelle abortite, vengono chiaramente in luce e che pienamente può essere compreso il travaglio di Sereni nel processo di rifondazione avvenuto nell’editoria italiana a partire dagli anni sessanta.

Si tratta, infatti, di un personaggio al centro di questo processo: che non si riconosce nei principi che spesso tendono a schiacciare nella morsa di una valutazione esclusivamente economica sia le prospettive culturali che i rapporti fra gli individui, ma il cui ruolo non è certo quello di un attardato difensore di valori in declino, e che positivamente e costruttivamente opera in termini che appaiono umanamente e intellettualmente encomiabili, soprattutto quando si consideri che il suo sforzo, su questo fronte, muove da un assunto morale e non da una disposizione o da un interesse personali. Nelle pagine che seguono si potrà cogliere qualche aspetto dei problemi e magari delle contraddizioni con cui Sereni dovette confrontarsi; e se non furono sempre le sue convinzioni che, nel complesso equilibrio di un moderno e grande gruppo industriale, ebbero ragione di affermarsi, si potrà comunque apprezzare il suo impegno e la precisa volontà di operare comunque in questa realtà sostenendone le istanze migliori.

Edoardo Esposito

 

Indice del volume: Introduzione, di Edoardo Esposito; «Se io fossi editore». Vittorio Sereni direttore letterario Mondadori, di Antonio Loreto; Le carte mondadoriane di Sereni, di Anna Lisa Cavazzuti; L’Archivio Vittorio Sereni a Luino, di Barbara Colli; Il Fondo Sereni presso il Centro Manoscritti di Pavia, di Maria Antonietta Grignani

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