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All’interno dell’archivio di Marco Forti la serie che raccoglie i carteggi è tra le più rilevanti: come sempre capita nelle corrispondenze letterarie, vi si intrecciano vicende personali e professionali, racconti intimi e dibattito culturale. È quanto avviene nelle fitte corrispondenze con Luigi Baldacci, Giorgio Bàrberi Squarotti, e con Piero Bigongiari, indicato da Forti come uno dei suoi riferimenti insieme al maestro Giuseppe De Robertis.

Conosciuto durante gli anni fiorentini dell’università e più vecchio di Forti di una decina d’anni, Bigongiari intrattiene con lui un rapporto epistolare che dura tutta la vita. «Critico finissimo, intelligentissimo, che sapeva molto più di quanto non dimostrasse» – queste le parole di Forti sull’amico critico e poeta – Bigongiari è anche, lo si apprende dal carteggio, il collegamento con «Paragone»: numerose sono le lettere in cui funge da “cinghia di trasmissione” tra Forti e «la grande direttrice» Anna Banti, negli alti e bassi di una collaborazione non sempre facile.

Sui fogli fittamente vergati si sviluppano racconti anche gustosi sui protagonisti della letteratura del secondo Novecento: nella lettera del 18 novembre 1957 (qui riprodotta) si legge di una Anna Banti «commossa nell’intimo» per essere stata, nel saggio di Forti Narrativa e romanzo: argomenti per un decennio («Itinerari», V, 1957), «decentrata dalla letteratura femminile e messa, au pair, tra i maschi»; e del «Carlo Emilio» vittima della «beffa marzottesca» – il Premio Marzotto 1957 andato, contrariamente alle aspettative di Gadda, a Mario Luzi e Umberto Saba – che «si sentiva un milionario in pectore, nel suo vasto petto da cui cavava ogni tanto il portafogli per offrire e cene e culatelli». Ma anche le corrispondenze personali lasciano talora spazio a questioni professionali, perché molti degli amici di Forti sono anche autori di punta del catalogo dello «Specchio»: è il caso, ad esempio, oltre che di Bigongiari, che con la lettera del 1990 propone all’amico ed editore la nuova raccolta La legge e la leggenda (1986-1991) (pubblicata da Mondadori nel 1992), di Mario Luzi e di Giovanni Giudici, dal cui carteggio è tratta una lettera divertente e profonda sul ruolo del critico letterario, con un consiglio scherzoso all’amico: «il giorno in cui ti occuperai del più oscuro poeta italiano per dirne atrocemente male sarà per te un giorno assai più positivo del giorno in cui non dici, né bene, né male, di PPP o di Andrea Zanzotto o verbigrazia di Giovanni Giudici che forse è un modesto poeta ma che non rifiuta una parola delle mille che ha scritto».


Lettera di Giovanni Giudici a Marco Forti, 15 ottobre 1957. Il saggio di cui parla il poeta è Inizio di Giovanni Giudici, pubblicato in «Questioni» nel 1957 e poi raccolto in Le proposte della poesia (1963).


Una delle lettere di Piero Bigongiari a Marco Forti, datata 18 novembre 1957, densa di racconti e aneddoti sulla vita letteraria.


A questa «lettera divertente» Giovanni Giudici affida una riflessione sul ruolo del critico letterario.


Mario Luzi ringrazia l’amico per il suo articolo pubblicato in «Paragone. Letteratura», 262, 1971: Luzi su fondamenti invisibili.


Nella lettera a Giorgio Bàrberi Squarotti del 22 febbraio 1974, di cui si conserva la velina, emerge tutto l’attaccamento di Forti al lavoro intellettuale.


Con questa lettera del 25 ottobre 1990 Bigongiari propone a Forti la sua raccolta da intitolarsi La legge e la leggenda (1986-1991), che uscirà nella collana «Saggi e testi» nel 1992.


© Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 2020 – ISBN 978-88-85938-74-8 

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