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I giudizi editoriali su romanzi italiani sono più numerosi nelle carte della Casa Editrice dal secondo dopoguerra. E anche dopo questa data per lo più riguardano scrittori già affermati: il nome di un autore che già avesse un suo pubblico assicurato era considerato una sufficiente garanzia di successo. I giudizi riguardano romanzi di autori esordienti, alcuni dei quali destinati a grande fama, ma è possibile trovare anche pareri relativi a romanzi senili di narratori “in declino” oppure giudizi stilati in vista della proposta di ristampa di opere ormai datate. Le collane a cui questi testi erano destinati sono “La medusa degli italiani” (1947-’61), “Narratori italiani” (1952-‘70), “Il tornasole” (1962-‘68) e “Scrittori italiani e stranieri” (1968-). Una raccolta di 120 pareri di lettura scelti, come quelli contenuti nella presente sezione, tra i documenti nel Fondo Autori sono contenuti nel volume Il mestiere di leggere, a cura di Annalisa Gimmi, il Saggiatore-Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 2002.

Domenico Rea, Spaccanapoli

Giancarlo Vigorelli (manoscritto), 16 aprile 1947

È la lettura che ha aperto a Rea le porte della Casa Editrice e, con esse, quelle della fama e della popolarità. Il romanzo fu pubblicato in “La medusa degli italiani”, n.11, 1947. A questo seguirono, sempre nella stessa collezione, Le formicole rosse (n.15, 1948) e Gesù, fate luce! (n.54, 1950); i romanzi successivi uscirono in “Narratori italiani” e in “Scrittori italiani e stranieri”.

Trascrizione

Domenico Rea, Spaccanapoli

Giancarlo Vigorelli, 16 aprile 1947

Il Rea senz’altro uno scrittore, un particolare scrittore, genuino e manierato, carico e gonfio, fantasioso e loico: tutto con una serie di aggettivi accop[p]iati e rovesciati che si arriverebbe a distinguere il suo mondo complesso, dove una istintività assoluta si contamina furiosamente di letteratura, sino al pastiche sintattico, sino ad una ostentata arcaicità latino-napoletana di scrittura. Ma scrittore, capace di storie, di situazioni, di caratteri (più che di personaggi). Può riserbare una sorpresa; e già questo libro una sorpresa, non fosse altro perché organizza, con curiosi impasti, tutto un mondo meridionale con tutta una scrittura ardua ma che vi aderisce; ed in più un giovane scrittore che non assomiglia a nessuno della sua generazione.

Certo, non ha problemi; e benché la sua saviezza un po’ letteraria, di fatto risulta un buon “novellatore” d’una volta, col gusto di raccontare.

Ne consiglio particolarmente la pubblicazione

Giancarlo Vigorelli


Ignazio Silonem, Il seme sotto la neve

Roberto Cantini, 7 agosto 1947

Già pubblicato nel 1942 presso l’Editore Faro di Roma, il romanzo è uscito in “La medusa degli italiani”, n.49, 1950.
La firma di Roberto Cantini che in quegli anni lavorava presso la Segreteria letteraria della Casa Editrice nel ruolo di lettore, porta ad osservare come inizialmente i pareri di lettura relativi a romanzi italiani fossero generalmente affidati a funzionari interni alla Mondadori. Solo in un momento successivo (dalla seconda metà degli anni Cinquanta) anche per la narrativa italiana furono incaricati collaboratori esterni che si occupavano esclusivamente di formulare i giudizi editoriali, mentre ai funzionari mondadoriani spettava un compito di filtro più marcato, tramite brevi relazioni formulate sulla base dei pareri raccolti e passati all’attenzione del Presidente, cui era riservata sempre la decisione definitiva.


Matilde Serao, Il paese di cuccagna / All’erta sentinella

Carlo Castellaneta s.d. (ma 1956)

Questi romanzi (usciti rispettivamente in prima edizione da Angelo Trani, Napoli 1902 e Galli, Milano 1896) sono qui esaminati in vista di una possibile ristampa mondadoriana, che non fu però realizzata. Si noti la firma del parere di lettura: spesso capitava che giudizi editoriali fossero richiesti ad autori mondadoriani, o anche che giovani scrittori collaborassero anche editorialmente con la Casa Editrice presso cui speravano di pubblicare i propri lavori.
Castellaneta presentò alla Mondadori il suo primo romanzo Viaggio col padre proprio in quel 1956, romanzo che, dopo una revisione suggerita dai lettori, fu pubblicato in “Romanzi e racconti italiani” nel 1958. (Nel Fondo Autori, Castellaneta, sono conservati i pareri di Sergio Antonielli, 7 giugno 1956; Giansiro Ferrata, 3 luglio 1956; Giuseppe Ravegnani, 19 luglio 1956; Giuseppe Cintioli, 19 febbraio 1958 e un parere interno di Elio Vittorini, 22 febbraio 1958).


Sem Benelli, per la ristampa di tutte le opere

Roberto Rebora, 12 marzo 1970

Ancora un giudizio moderno per la ripubblicazione dei romanzi di un grande del passato. Un autore di best sellers, troppo legato al momento della sua scrittura e quindi sentito come “superato” nell’arco di alcuni decenni. Inoltre la Mondadori aveva già pubblicato tra il 1934 e il 1943 in “Tutte le opere di Sem Benelli” la raccolta completa di romanzi e testi teatrali usciti in precedenza nelle collane “Teatro”, “Biblioteca teatrale Mondadori”, “Viaggi e grandi imprese” e “Varia (1912-1945)”. Come segnala il lettore, negli anni Settanta un’ulteriore riproposta appariva ormai anacronistica.


Giovanni Arpino, La suora giovane

Giuseppe Cintioli, 9 luglio 1959

Giovanni Arpino era legato alla Mondadori da un’opzione contrattuale da quando aveva pubblicato presso la Casa Editrice la raccolta di poesie Il prezzo dell’oro, “Lo specchio”, 1957. Il romanzo in esame, come altri di Arpino, fu però pubblicato da Einaudi (Torino 1959), e da Mondadori solo in un secondo tempo (“Il bosco”, n.130, 1963 e quindi “Oscar”, n.442, 1973). Il primo romanzo dell’autore uscito in prima edizione da Mondadori è stato Un delitto d’onore, “Narratori italiani”, n.81, 1961.
Si noti la firma del parere di lettura: Giuseppe Cintioli fu uno dei lettori esterni della Casa Editrice che più hanno contribuito, con giudizi in genere molto severi, alla scelta dei volumi di narrativa pubblicati negli anni 1950-’70.
Il testo è pubblicato in Il mestiere di leggere, a cura di Annalisa Gimmi, Il Saggiatore-Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 2002. pp.121-123


Vincenzo Consolo, La ferita dell’aprile

Raffaele Crovi, 27 marzo 1962

Questo parere di lettura, compilato entro una lettera personale di Raffaele Crovi a Basilio Reale (“Silo”), rappresenta in realtà un esempio di prime indicazioni per l’impostazione di un lavoro di editing. Sarà proprio Raffaele Crovi a seguire Vincenzo Consolo nella revisione di questo suo primo romanzo, edito da Mondadori in “Il tornasole” nel 1963.
Il testo è pubblicato in Il mestiere di leggere, a cura di Annalisa Gimmi, Il Saggiatore-Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 2002, pp.268-269.

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