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A Roma nel 1953 e l’ultimo viaggio in Italia nel 1954

«Non trovo le parole per esprimere la mia gioia per il rivedere la città eterna e l’Italia in generale, un sentimento reso ancor più forte dalle Sue parole, ovvero che la mia opera possiede là un numero crescente di amici».

Con queste parole Thomas Mann esprime ad Alberto Mondadori la sua gioia di rivedere la città eterna e l’Italia in generale, dove in gioventù insieme al fratello Heinrich aveva trascorso anni fecondi per la produzione letteraria.
È stato il conferimento del Premio Feltrinelli nel 1952 a riportare Thomas Mann a Roma nell’aprile 1953, questa volta ospite di Mondadori nell’Hotel Excelsior e non più, come in gioventù, in un appartamento in affitto in via Torre Argentina 34. Mondadori aveva cercato di portare Thomas Mann in Italia per presentarlo agli intellettuali italiani già negli anni precedenti. Nonostante lo scrittore avesse deciso con l’approvazione degli organizzatori di venire a Roma in aprile, molto prima delle elezioni politiche del giugno 1953, una campagna elettorale molto aggressiva ha gettato delle ombre sulla visita. La settimana romana è stata ricca d’incontri, spesso anche molto impegnativi, tra i quali un ricevimento organizzato da Mondadori e da Einaudi nell’Hotel Excelsior e un altro nella Villa Farnesina, organizzato dall’Accademia dei Lincei, nonché un cocktail nella casa romana di Alba de Céspedes. Il momento più toccante per Thomas Mann è stato tuttavia un’udienza speciale da Papa Pio XII, un incontro cui lo scrittore teneva moltissimo e che ha descritto come «l’apice del [suo] soggiorno nella città eterna, le cui storiche vestigia [lo] commossero tanto più in quanto [era] tornato alla terra antica da poco dall’America, dopo una lontananza di quindici anni».
In una lettera ad Alberto Mondadori Thomas Mann ha così espresso tutta la sua gioia e la sua gratitudine per «l’incantevole ospitalità» ricevuta a Roma:

«Trovarsi con Lei e Madame de Céspedes è stato per noi un vero piacere, e il soggiorno nella Città Eterna – in parte sia pure affaticante – ha avuto anche il significato di una edificazione dello spirito e dell’anima, la cui eco non si sperderà tanto presto.
L’accoglienza della società intellettuale di Roma – così cordiale da sgomentare – mi fece l’effetto di un bel sogno e non potevo non ricordare il tempo in cui, giovanissimo, passavo per le vie della città: nessuno sapeva allora di me e nessuno di me si occupava. Ora ho avuto onori su onori e la visita a Pio XII è stata per il miscredente e l’allievo della cultura protestante un avvenimento profondamente singolare e commovente».

La corrispondenza successiva con Alberto Mondadori è caratterizzata da un tono, per Thomas Mann piuttosto raro, spontaneo e rilassato come dimostra la seguente cartolina inviata da Lugano:

«Tanti saluti al mio magnifico, distintissimo, illustrissimo editore!
Thomas Mann
Anche dalla modesta moglie la quale si ricorda con tanto piacere la visita a Roma. Katia Mann.
Domani facciamo il Gottardo (mezz’ora)
Saluti affettuosi a tutti! Elisabeth»

Un nuovo e ultimo incontro è seguito nel 1954 a Milano, la città che in passato Thomas Mann aveva visitato soltanto di passaggio. Insieme anche ad Ervino Pocar, lo scrittore ha assistito ad una rappresentazione dell’Otello di Verdi nel Teatro alla Scala. Un’esperienza forte, legata all’esecuzione riuscita dell’opera e alla magnificenza del teatro. Nella visita alla città non poteva mancare una tappa al Duomo, ammirato da Thomas Mann per la maestosità dell’architettura e la ricchezza delle raffigurazioni delle finestre, fortunatamente messe in salvo – scrive Mann nel suo diario – durante la guerra.

Lettera di Lavinia Mazzucchetti ad Alberto Mondadori, 14 marzo 1953

Lettera di Thomas Mann ad Alberto Mondadori, 5 maggio 1953

Cartolina postale di Thomas Mann ad Alberto Mondadori, 1 ottobre 1953

Lettera di Thomas Mann ad Alberto Mondadori, 15 febbraio 1954

Minuta di lettera di Alberto Mondadori a Thomas Mann, 24 settembre 1952

Minuta di lettera di Alberto Mondadori a Thomas Mann, 20 gennaio 1953

Minuta di lettera di Alberto Mondadori a Thomas Mann, 1 aprile 1953


L’Accademia dei Lincei e il Premio Feltrinelli

«Il conferimento del premio più prestigioso dell’Accademia dei Lincei onora il massimo Maestro vivente di lingua tedesca e rinnova in me l’onore di essere suo editore e amico».
Sono queste le parole usate da Arnoldo Mondadori nel 1952 per esprimere a Thomas Mann i suoi rallegramenti per il conferimento del Premio Feltrinelli. Per motivi di salute Thomas Mann aveva dovuto rimandare al 1953 il suo viaggio a Roma.
Con la prestigiosa Accademia Thomas Mann aveva instaurato un rapporto collegiale nei cinque anni precedenti, a seguito della sua nomina a socio straniero nel 1947. Erano gli anni in cui l’Accademia stava cercando di ritrovare l’autonomia culturale che aveva perso durante il fascismo. Tra le iniziative per rinnovare l’antico spirito umanista ed europeista, espresso in particolare dalla provenienza internazionale dei suoi membri e che ne aveva caratterizzato l’operato fin dalla fondazione nel 1603, vi era la nomina di soci stranieri. Thomas Mann è stato nominato socio straniero nella Classe delle Scienze Morali, Storiche e Filosofiche con una maggioranza quasi assoluta. Nella lettera di comunicazione a Thomas Mann il Presidente dell’Accademia, Guido Castelnuovo, auspicava «che gli stretti legami culturali e scientifici fra le Nazioni (…) potessero contribuire sempre di più alla causa della civiltà e della pace tra i popoli». A supporto di tali intenti, nella motivazione veniva posta in evidenza non tanto l’opera narrativa di Thomas Mann, quanto piuttosto il suo impegno etico-politico e la continuità spirituale nella tradizione di Goethe e della cultura umanistica di Weimar:

«Il solo nome di THOMAS MANN potrebbe bastare alla designazione. È infatti inutile ricordare che Th. Mann è oggi il maggiore scrittore e romanziere di lingua tedesca ed uno dei più alti spiriti europei. Si potrebbe anche immaginare che la vecchia Germania, la Germania goethiana, contro la Germania di Hitler abbia voluto, con Th. Mann, dare ancora una volta al mondo uno spirito universale. E Mann fu sempre pari alla sua missione e al suo simbolo. Ma, oltre ad opere di creazione fantastica, Th. Mann è autore di saggi letterari, morali e di costume perspicui, che fanno di lui uno dei più alti giudici e critici contemporanei. È soprattutto a questo titolo che la nostra Categoria propone Th. Mann a Socio dell’Accademia dei Lincei».

È interessante notare una coincidenza, non casuale, tra la nomina di Mann alla fine del 1947 e l’uscita dei Saggi nel 1946 e della raccolta Moniti all’Europa nel gennaio 1947, che nell’immediato dopoguerra hanno reso accessibili al pubblico italiano una serie di scritti di Mann di grande attualità storico-politica. Lo spirito democratico e umanista in essi espresso corrispondeva al profondo rinnovamento in atto nell’Accademia e motivava in pieno la nomina dello scrittore.
Celebri sono le parole di ringraziamento di Thomas Mann in una lettera, scritta in italiano, al Presidente dell’Accademia Guido Castelnuovo:

«So quanto veneranda e gloriosa sia l’Accademia dei Lincei. Vedo dunque, con grato orgoglio, quanto onore si rifletta su me dalla nomina che me ne fa Socio.
Socio Straniero, com’Ella mi scrive; ma solo in quanto si possa essere stranieri all’Italia. Del pensiero e dell’arte italiana fui sempre, quanto mi fu concesso, cultore e devoto amante; né questi legami si sono attenuati, anzi si sono rafforzati con la distanza e gli anni. Godo vivamente della nuova opportunità che ora mi offre di sentirmi fraterno, e quasi direi, non ospite ma consanguineo, agli spiriti eminenti che, ricordati o presenti, abitano le stanze dove spero di salutarLa personalmente».

Le parole di Thomas Mann, espressione di un forte senso di comunità culturale e spirituale, hanno profondamente colpito i destinatari, tanto da far loro pubblicare la lettera dello scrittore su «Il Messaggero» in un trafiletto dal titolo Una lettera di Thomas Mann al Presidente dei Lincei. Ancora lo scrittore non godeva della grande risonanza che la stampa italiana gli riserverà invece cinque anni dopo con il conferimento del Premio Feltrinelli.
La candidatura di Thomas Mann per il Premio Feltrinelli, assegnato nel 1952 per la prima volta in assoluto, seguiva la proposta fatta da Ranuccio Bianchi Bandinelli e da Luigi Russo. In sintonia con la lettera di Mann del 1947, Bandinelli richiamava a conforto della sua proposta proprio quegli «stretti legami culturali, artistici (e di sangue) [di Thomas Mann] con l’Italia» e, accanto alla sua opera letteraria, anche la sua nobilissima figura umana. E aggiungeva:

«Thomas Mann ha infatti, nelle sue prose d’arte e nei suoi scritti politici, mostrato come il grande intellettuale veramente impegnato in un’opera di elevazione e di chiarificazione della condizione umana, sappia sempre essere coerente a sé stesso nella difesa, sotto qualsiasi aspetto, dei fattori che quella condizione favoriscono e nell’avversione contro quelli che la avviliscono e la distruggono, o anche solo la deviano dal contatto con la realtà umana. Grande e nobile attestato di umanesimo militante, che si è sempre più sviluppato e precisato nell’autore e che ha oggi un altissimo valore di esempio».

Thomas Mann ha accolto con orgoglio e con gioia il conferimento del premio, una gioia tuttavia offuscata dalle preoccupazioni legate alla pressione dell’era McCarthy. Ha espresso il suo ringraziamento in un telegramma in inglese, letto con grande soddisfazione in una seduta dell’Accademia. In una lettera a Mann, Bandinelli richiama di nuovo «l’umanesimo militante» dello scrittore, come motivo centrale nella sua proposta, un aspetto che Thomas Mann porrà sempre in evidenza in tutta la sua successiva corrispondenza relativa al conferimento del premio.
Durante il suo soggiorno romano nell’aprile 1953 Thomas Mann è stato ospite d’onore in un ricevimento nella Villa Farnesina a Roma, sede dell’Accademia. Vi ha tenuto un brevissimo discorso televisivo. Le poche immagini mostrano gli affreschi della Villa rinascimentale, molto amata da Goethe per la Galatea e la Psiche di Raffaello. Il discorso è stato registrato nella piccola stanza alla fine della «Sala delle prospettive», nella «Stanza delle Nozze di Alessandro Magno e Rossane», decorate con affreschi di G.A. Bazzi.
Sia nella motivazione per il conferimento del premio, redatta da Francesco Flora, che nel necrologio su Thomas Mann, scritto da Emilio Cecchi, si ripercorre l’evoluzione dello scrittore, che lo aveva portato da un atteggiamento sostanzialmente estraniato dalla realtà storico-politico a un fervente impegno etico-umanistico. L’ampia conoscenza dell’opera dello scrittore e della sua evoluzione nel senso di un «umanesimo militante» è dovuta non da ultimo alla pubblicazione in Italia dell’opera sia narrativa che saggistica di Mann.
Nel telegramma di condoglianze a Katja Mann Il Presidente dell’Accademia, Arangio Ruiz, riassume il valore di Thomas Mann con le seguenti parole:

«Nome Accademia dei Lincei et mio personale pregola accogliere espressione profondo cordoglio scomparsa insigne scrittore et assertore democrazia et libertà».

Di nuovo si rimanda a due concetti fondamentali, libertà e democrazia, che nell’Europa sorta sulle macerie della Seconda guerra mondiale hanno portato con la loro universalità due intellettuali di orientamento ideologico diverso a proporre Thomas Mann per un premio internazionale. Un premio conferito in Italia per la prima volta, ma che oltrepassa i confini nazionali per lo spirito europeista dell’Accademia, che ha sempre contato tra i suoi soci diverse personalità straniere, promuovendo in tal modo un dialogo culturale intereuropeo.

Telegramma di Arnoldo Mondadori a Thomas Mann, 1952

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