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Arnoldo Mondadori è stato l’unico editore dopo Samuel Fischer in Germania ad aver realizzato la pubblicazione delle Opera Omnia di Thomas Mann.
Un primo contatto, se pur brevissimo, tra editore e scrittore risale al 1920 e riguarda la pubblicazione, poi non realizzata, del secondo romanzo di Thomas Mann Altezza reale e del racconto La morte a Venezia nella collana “Romantica”, curata da Giuseppe Antonio Borgese.
L’anno 1933 segna invece l’inizio di un lungo e duraturo rapporto, interrotto unicamente tra il 1938 e il 1945 a seguito del cosiddetto accordo culturale tra Mussolini e Hitler che vietava la pubblicazione in Italia delle opere degli scrittori invisi al regime nazionalsocialista e quindi anche quelle di Mann. Nonostante una politica culturale sfavorevole allo scrittore in esilio, la Mondadori è riuscita a pubblicare prima della Seconda guerra mondiale i primi tre volumi della tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli. Dal carteggio tra lo scrittore, la casa editrice e Lavinia Mazzucchetti si evince l’esistenza di un progetto di pubblicazione del profondo romanzo goethiano dell’esilio, Carlotta a Weimar, e di un volume di saggi. Nel 1944, quando cominciava a profilarsi la fine delle ostilità, Arnoldo Mondadori, in esilio in Svizzera, esprimeva all’editore Emil Oprecht il suo desiderio di ricontattare Thomas Mann. I rapporti tra lo scrittore e la Mondadori ripresero nel 1945 e furono caratterizzati da una corrispondenza intensa fino alla morte di Mann nel 1955. Grande rilievo ha avuto negli anni dell’immediato dopoguerra la divulgazione in Italia dell’opera matura dello scrittore, facendo così emergere il suo impegno nell’ambito di una resistenza al nazionalsocialismo condotta con una fervente attività pubblicistica. All’edizione dei Saggi nel 1946, che realizzava il progetto di prima della guerra, e, nel 1947, di una miscellanea di saggi di contenuto etico-politico dal titolo Moniti all’Europa, seguirono Carlotta a Weimar nel 1948 e il Doctor Faustus nel 1949, tradotti rispettivamente da Lavinia Mazzucchetti e da Ervino Pocar. Thomas Mann è stato ospite di Arnoldo Mondadori a Meina nel 1947 e presentato a un piccolo gruppo d’intellettuali italiani. Il 1953 lo ha visto nuovamente ospite della casa editrice nell’hotel Excelsior di Roma, accompagnato da Alberto Mondadori e da Alba De Céspedes nella visita della città e dei dintorni. Con ogni probabilità Arnoldo Mondadori ha avuto un ruolo importante nella proposta di conferimento a Mann di un ordine al merito della Repubblica Italiana, un’onorificenza che lo scrittore non ha potuto tuttavia ricevere a causa delle forti tensioni politiche internazionali nei difficili anni di assestamento del dopoguerra.

Lettera di Thomas Mann ad Alberto Mondadori, 21 marzo 1947

Minuta di Lettera di Alberto Mondadori a Giorgio Jarach, 21 maggio 1947


L’ampio carteggio tra Thomas Mann e la Casa Editrice Mondadori fa trasparire non tanto una relazione di carattere affaristico, quanto piuttosto una comune volontà di diffusione della cultura, nella quale, oltre a promuovere l’opera squisitamente letteraria di Thomas Mann, veniva dato ampio spazio anche alla saggistica. Ed è merito di Arnoldo Mondadori, su impulso di Lavinia Mazzucchetti, l’aver riconosciuto l’«umanesimo militante» di Mann in un’Europa distrutta materialmente e nell’anima e di averlo divulgato con la pubblicazione in semplici edizioni dei suoi saggi più significativi, nonostante la povertà di mezzi dell’immediato dopoguerra.

Thomas Mann, [anni ’30]

Minuta di lettera di Arnoldo Mondadori a Thomas Mann, 16 febbraio 1938


1933-1938: I primi contatti: la collana “Medusa” e L’almanacco della Medusa

«Vorrei ribadire ancora una volta che sarebbe per me motivo di particolare soddisfazione raggiungere un accordo con Lei per la pubblicazione del libro».
Con queste parole, contenute nella seconda lettera di un vasto carteggio, Thomas Mann accoglie, nel 1933, la proposta di Arnoldo Mondadori di diventare l’editore italiano della sua opera più recente, Le storie di Giacobbe.
Il successo del primo contatto tra Thomas Mann e Arnoldo Mondadori nei primi mesi del 1933 è da ascriversi all’iniziativa di Lavinia Mazzucchetti, curatrice per l’area di germanistica della collana “Medusa”, appena fondata e dedicata alla letteratura straniera contemporanea. La prima opera di Thomas Mann pubblicata da Mondadori è stata il romanzo Le storie di Giacobbe, primo volume della tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli. In una lettera del 14 aprile 1933 Lavinia Mazzucchetti comunicava a Thomas Mann, cui era unita da un legame intellettuale da ormai più di dieci anni, l’espresso desiderio di Arnoldo Mondadori di poterlo annoverare tra gli scrittori stranieri della sua casa editrice. Con la collana “Medusa” s’intendeva operare una massiccia diffusione della letteratura mondiale in Italia, e – così scrive la Mazzucchetti – «il capo» in persona aveva affermato che la collana non sarebbe stata «sufficientemente rappresentativa e di massimo livello europeo senza il contributo di Thomas Mann». Per l’ottima riuscita editoriale Arnoldo Mondadori auspicava la pubblicazione del romanzo in contemporanea con gli altri paesi e in una lettera chiedeva allo scrittore l’invio del manoscritto:
«Le saremmo obbligati se volesse metterci al più presto possibile in condizione di cominciare la traduzione dell’opera, inviandoci una prima parte del manoscritto, in modo che il romanzo possa uscire contemporaneamente in tutti i paesi; ciò aumenterà molto l’interesse per questo evento letterario».
La traduzione di Le storie di Giacobbe, eseguita da Gustavo Sacerdote, ebbe la piena approvazione di Thomas Mann. Il romanzo uscì nel dicembre 1933, ottenendo un notevole successo. Dalla corrispondenza tra Mondadori e Thomas Mann traspare il forte desiderio dell’editore italiano di soddisfare le esigenze dello scrittore anche dal punto di vista della riuscita editoriale. Mondadori informa Mann che la collana “Medusa”, per la quale la sua Casa è riuscita ad ottenere i diritti degli autori stranieri più importanti, gli sta particolarmente a cuore e che ha pertanto affidato la traduzione delle opere ai traduttori e agli scrittori italiani più noti.
Per una divulgazione più articolata degli autori stranieri editi da Mondadori, la collana era corredata dall’Almanacco della Medusa, nel quale era riportata una breve presentazione degli autori e della loro opera. Nel contributo su Thomas Mann, curato da Lavinia Mazzucchetti, viene dato ampio spazio non tanto all’opera letteraria dello scrittore, quanto al senso di responsabilità civile che Mann aveva espresso in numerosi scritti. La Mazzucchetti presenta così ai lettori italiani uno scrittore non più estraniato dalla realtà e assorto nel mondo dell’arte, bensì un uomo che a causa dei tragici eventi è diventato un attento osservatore dell’Europa. In tale contesto non poteva non emergere uno scritto di grande attualità, vale a dire la sofferta relazione dal titolo Dolore e grandezza di Richard Wagner, che aveva reso lo scrittore bersaglio di accese critiche in Germania. L’ascesa al potere del nazionalsocialismo nel gennaio 1933 aveva visto Thomas Mann fortunatamente all’estero, in una tournée di conferenze su Wagner. L’evento comportò l’inizio di un lungo esilio che si protrasse fino alla fine delle ostilità belliche. La pubblicazione sull’Almanacco di una cartolina con una foto dello scrittore di Lubecca insieme all’amico Hermann Hesse rimanda alla precaria situazione che Mann stava vivendo in quel particolare momento storico e che gli impediva di avere con sé oggetti di carattere strettamente personale, rimasti nella casa di Monaco.
Immancabile, nel 1935, il telegramma di auguri di Mondadori per i sessant’anni di Thomas Mann:
«Mentre si celebra una data insospettata il devoto editore italiano augura che la produttiva giovinezza del suo spirito dia ancora tanti nuovi mirabili frutti».
Nella sua risposta, Thomas Mann utilizza una citazione di Goethe: «selten tun wir uns selbst genug; desto tröstlicher ist es, anderen genug getan zu haben».
Le parole di Goethe rimandano al superamento dell’individualismo artistico, che Thomas Mann aveva maturato negli anni di smarrimento intorno alla Prima Guerra Mondiale ed elaborato nelle Considerazioni di un impolitico. Il superamento della crisi trovò la sua trasposizione letteraria nel romanzo La Montagna incantata, cui seguirà un impegno etico-politico e umanistico, volto al mondo esterno. Un impegno che, dopo un sofferto tentennamento iniziale, ha caratterizzato l’opera di Mann per tutto il periodo dell’esilio.
Nel 1935 venne pubblicato Il giovane Giuseppe, il secondo volume della tetralogia. Seguì, nel 1937 Giuseppe in Egitto. Giuseppe il nutritore poté uscire invece soltanto dopo la guerra. Thomas Mann incontrò un rappresentante della Casa Editrice nel 1935 a Salisburgo, in occasione del festival della musica. A Salisburgo conobbe personalmente Arturo Toscanini, dopo aver assistito a una sua esecuzione del Fidelio. Il significato simbolico dell’incontro è da ricercarsi proprio nella rappresentazione dell’opera di Beethoven che tematizza la lotta contro il tiranno, un’opera alla quale Thomas Mann ascriveva «grandi potenzialità» di presa di coscienza della situazione politica che si stava vivendo in Europa.

Minuta di lettera di Arnoldo Mondadori a Thomas Mann, 26 aprile 1933

Lettera di Thomas Mann ad Arnoldo Mondadori, 19 maggio 1933

Lettera di Thomas Mann ad Arnoldo Mondadori, 18 giugno 1933

Lettera di Thomas Mann ad Arnoldo Mondadori, 3 luglio 1933

Lettera di Thomas Mann ad Arnoldo Mondadori, 18 luglio 1933

Lettera di Thomas Mann ad Arnoldo Mondadori, giugno 1935

Minuta di lettera di Arnoldo Mondadori a Thomas Mann, 14 dicembre 1933

Minuta di telegramma di Arnoldo Mondadori a Thomas Mann, 5 giugno 1935


1936-1938: Il riflesso degli sviluppi politici sul lavoro editoriale

Lavinia Mazzucchetti aveva progettato la pubblicazione di due volumi di saggi di Thomas Mann, uno dal contenuto storico-letterario e un secondo a carattere più propriamente etico-politico. Con il primo volume la casa editrice non intendeva dare una panoramica completa sulla saggistica dell’autore, riservata invece a un volume successivo. La prima raccolta sarebbe dovuta risultare – scrive Mondadori in una missiva a Thomas Mann – «un po’ più leggera», senza inserirvi pertanto «i saggi su Freud, sul teatro e sulle Esperienze occulte», da destinare, «per motivi di attualità», ad un altro volume. Avrebbe invece senz’altro dovuto contenere Goethe e Tolstoj, Dolce sonno, nonché i brevi saggi su Knut Hamsum, John Galsworthy, Jakob Wassermann, Ricarda Huch e Hugo von Hofmannsthal. Secondo Mondadori, proprio questi ultimi avrebbero fornito «pregevoli contributi per fornire un quadro unitario del Suo operato artistico, interessando in modo molto particolare la nostra cerchia di lettori, che appunto conosce e stima tali autori».
Nella scelta dei saggi è evidente la colorazione letteraria che si voleva dare alla raccolta, al fine di evitare la censura di quelli a contenuto più politico e filosofico. Al riguardo Lavinia Mazzucchetti così si esprime in una lettera a Thomas Mann del 17 febbraio 1936:
«Dato che comunque non traduciamo tutto, perché non prendiamo allora soltanto ciò che non dia adito a nuovi attacchi da parte di uno sciocco malintenzionato? Il libro non uscirà in un ambito strettamente scientifico-filosofico e verrà pertanto … annusato e recensito in particolare da giornalisti superficiali. Mi sembra dunque prudente lasciar via tutto ciò che oggi, oltre la politica, possa aver purtroppo l’effetto di un panno rosso. Negli ultimi tempi Freud è oggetto di un’incomprensione sempre più astiosa e superba. Il saggio può essere adatto in Italia, ma in altro ambito, che non dia adito ai critici di estrapolare alcune frasi e distorcerle. Allo stesso modo lascerei via “Esperienze occulte” poiché, oggigiorno, nient’altro irrita di più la Chiesa e i “benpensanti” dell’empietà delle “stupidaggini” spiritiche. Ripeto: questi saggi sono sicuramente adatti a una rivista specialistica, ma non per un bel volume di letteratura amena della Mondadori».
Lavinia Mazzucchetti s’impegnò molto nella traduzione molto laboriosa, tanto da farle asserire in una lettera a Thomas Mann, scritta durante una vacanza ad Ischia, che lei e la sua collega sudavano più nel lavoro di traduzione che non con le applicazioni di fango. Tuttavia, gli sviluppi politici impedirono la realizzazione del progetto.
Ma il riflesso delle tensioni politiche in Italia traspare in modo ancora più evidente dalla forte agitazione provocata dalla diffusione di notizie false. In una lettera alla Mazzucchetti Thomas Mann smentisce la sua presenza, affermata altresì sulla stampa italiana, a un congresso di scrittori antifascisti svoltosi a Valencia. Tuttavia non giudica la notizia tanto grave da doverla commentare pubblicamente. Ritiene invece doveroso riferire alla «sua traduttrice, che sente personalmente vicina» la sua posizione, fornendo inoltre delle delucidazioni sulla sua posizione politico-spirituale:
«Personalmente, per quel che mi riguarda, non ho mai fatto mistero della mia posizione politica o, più precisamente, spirituale rispetto al mio disgusto per uno stato totalitaristico che domini anche la cultura. Al riguardo vorrei far notare che, per quel che riesco a vedere, in Italia il totalitarismo che sto combattendo trova un’applicazione ben minore rispetto alla mia nazione, che al momento sto evitando. Se non m’inganno, in Italia la cultura gode oggi di un alto grado di libertà. Anche se, di tanto in tanto, ho espresso il mio pensiero in ambito letterario, cosa che oggi, con il convergere delle cose politiche e intellettuali in un unico flusso, diventa quasi inevitabile per un uomo di confessione e di parola, tuttavia non sono la persona dei raduni, dei discorsi demagogici e dell’azione personale e mi sono sempre tenuto lontano quanto possibile da congressi come quello di Valencia, limitandomi a deporre le confessioni più necessarie come individuo e persona responsabile».
Forti attacchi contro Thomas Mann sulla stampa italiana hanno indotto Lavinia Mazzucchetti a informare immediatamente Arnoldo Mondadori sulla posizione politica assunta dallo scrittore, nella speranza che con la lettera chiarificatrice di Mann non soltanto la traduttrice, ma anche l’editore potessero essere salvaguardati da sanzioni penali.
L’ultimo contatto tra Thomas Mann e la Mondadori prima della guerra è costituito da una lettera dell’amministrazione della Casa, datata 16 febbraio 1938, poco prima del trasferimento di Thomas Mann negli Stati Uniti d’America. In essa alcune frasi formulate in modo cauto tradiscono l’inasprimento della tensione politica, senza tuttavia ridimensionare l’importanza del rapporto professionale e amichevole tra la Mondadori e Thomas Mann, esprimendo invece l’auspicio di un immediato contatto al suo ritorno dall’America.
I primi cinque anni di collaborazione tra Thomas Mann, Lavinia Mazzucchetti e la Mondadori hanno portato alla pubblicazione in italiano dei primi tre volumi della tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli, un’opera di grande valore etico-artistico che, con l’elaborazione di un argomento biblico, può anche essere intesa come risposta alla propaganda antisemita operata dal nazionalsocialismo. La presentazione di Lavinia Mazzuccchetti sull’Almanacco della Medusa ha consentito al pubblico italiano di gettare uno sguardo d’insieme sull’opera dell’autore. Eventi storici di grande gravità hanno tuttavia interrotto, sia pure temporaneamente, un rapporto iniziato con una notevole produttività editoriale.

Minuta di lettera di Arnoldo Mondadori a Thomas Mann, 20 febbraio 1936

Lettera di Thomas Mann a Lavinia Mazzucchetti, 12 ottobre 1937

Lettera di Lavinia Mazzucchetti ad Arnoldo Mondadori, ottobre 1937

Minuta di lettera della casa editrice Mondadori a Thomas Mann, 16 febbraio 1938

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