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Nel 1961 Guareschi scrisse all’editore Angelo Rizzoli una lettera, conservata presso la Fondazione Mondadori, per spiegare la sua decisione di sospendere la pubblicazione del “Candido”, il giornale che era stato suo più che di chiunque altro, scrivendo: “Milano, scomparso “Candido”, è ora completamente liberata e conquista il titolo di “capitale del conformismo italiano”. Come sono lontani i tempi meravigliosi del 46-47-48, quando “Candido” diceva ciò che nessuno osava dire. Ora “Candido” tace”.

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