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Nel numero del 28 aprile 1976 Walter Bonatti inizia una serie di altri grandi servizi. In questo numero l’alpinista esploratore «racconta, attraverso una sequenza di immagini straordinarie, la sua traversata della Valle della Morte, il desolato e affascinante deserto nordamericano circondato da brulle montagne che il sole accecante, la solitudine, il silenzio rendono simile al più terribile dei paesaggi danteschi».


Copertina del numero del 26 maggio 1976: Walter Bonatti sorridente, capelli argentei e viso abbronzato, è appeso a una parete di roccia sotto il titolo La più pericolosa avventura di Walter Bonatti – Alla ricerca del mondo perduto.
Sulle tracce del romanzo Un mondo perduto di Conan Doyle (il padre di Sherlock Holmes), l’esploratore si avventura su un singolare altipiano che sorge soprala foresta vergine, l’Auyàn Tepuì, non lontano dal Rio delle Amazzoni, tagliato fuori dal resto del mondo da precipizi perpendicolari, altissimi e impervi. E sull’altipiano, rimasti sospesi i processi ordinari della natura e neutralizzati o alterati gli sforzi che caratterizzano altrove la lotta per la vita, si sarebbe conservata l’esistenza e la continuità di specie sparite da tutti gli altri pianeti della terra: piante preistoriche e animali dell’età giurassica. Giorni e giorni si solitudine, in una natura esaltante, che Bonatti annota con minuzia e documenta con immagini impressionanti e coloratissime.

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