Neuroscienze a gogo

Gli ultimi anni segnano una costante, seppure leggera, diminuzione dell’analfabetismo scientifico, e anche i libri di scienza risvegliano un indubbio interesse nel pubblico. A cominciare da un settore di frontiera ad alto tasso di specializzazione: le neuroscienze. L’offerta libraria neuroscientifica si articola in una serie di collane monografiche e in titoli sparsi all’interno di cataloghi di case editrici da tempo attente alla materia, ed è in grado di mobilitare tanto interessi settoriali (e lettori competenti), quanto un pubblico molto più ampio e generico non attrezzato.

 

Le buone notizie non mancano: secondo l’Annuario scienza tecnologia e società 2020 curato da Giuseppe Pellegrini e Andrea Rubin per il Mulino, nell’ultimo decennio l’analfabetismo scientifico è in leggera ma costante diminuzione (al livello più alto ci sono gli anziani meno scolarizzati, circa l’11% degli italiani), la percentuale di chi ha visitato almeno un museo o una mostra scientifico-tecnologica è aumentata di 15 punti, e l’anno scorso quasi un italiano su due ha impegnato così parte del suo tempo libero. Questo interesse per la scienza investe anche il mondo dei libri (è possibile stimare il valore dell’editoria scientifica per gli editori italiani in circa 160 milioni di euro nel 2019), compresi quelli di medicina, dove un settore di frontiera ad alto tasso di specializzazione sta avendo sorprendentemente notevole successo. Neuroscienze? Un’eccellenza italiana […] al centro di un boom editoriale è il titolo con cui «la Repubblica» (25 agosto 2019) apre un servizio sul tema, firmato da Antonio Gnoli.

In effetti, l’interesse per «quel magma enigmatico che chiamiamo materia cerebrale» è in netta crescita presso un pubblico sempre più largo – la definizione di cervello è sua, e Gnoli se ne intende: ha firmato con lo scopritore dei neuroni a specchio Giacomo Rizzolatti In te mi specchio. Per una scienza dell’empatia (BUR, 2018). Basta dare un’occhiata ad alcune collane di carattere divulgativo degli ultimi due anni per rendersene conto. Nel 2017 i quaranta volumi illustrati per bambini e ragazzi della Piccola biblioteca della scienza Mondadori in edicola dal 1º febbraio sono inaugurati da Il cervello di William Rostène e Jacques Epelbaum, e pochi mesi dopo «la Repubblica» e «L’Espresso» distribuiscono La Scienza, diciotto numeri compreso Il cervello adolescente di Laurence Steinberg. Da argomento certo importante ma degno di una sola monografia fra tante, oggi la disciplina è diventata pervasiva, tema esclusivo di intere collezioni: solo due collane totalizzano la bellezza di sessantacinque volumi dedicati alle varie declinazioni della materia. Il 1º aprile 2018 Hachette manda in edicola Siamo la nostra memoria. Ricordare e dimenticare, primo volume dei cinquanta previsti a cadenza settimanale della serie Neuroscienze & psicologia, e nel 2019 National Geographic lancia I grandi segreti del cervello, perché «se il XX secolo è stato quello della fisica, il XXI sarà quello del cervello». Editi da Centauria, l’erede della gloriosa Fratelli Fabbri Editori, qui i volumi sono quindici, e partono da Il cervello per arrivare a Il cervello e gli ormoni (e nella serie Kids, Le meraviglie della scienza, non può mancare Cervello. La macchina pensante). Ancora periodicità ogni sette giorni, e modulazione progressiva del prezzo: primo numero a 1,99€, secondo a 3,99€, a partire dal terzo 7,99€ a copia. Sullo sfondo, a certificare l’interesse per la disciplina nel lungo periodo, sin dal 2003 esce «Mente&Cervello», oggi con nuova veste grafica «Mind», prima bimestrale e poi mensile collegato all’autorevole rivista di divulgazione scientifica «Le Scienze».

Imprese editoriali come queste sono sintomatiche dell’interesse diffuso per la materia, perché l’offerta libraria neuroscientifica va ben oltre e si articola in una serie di collane monografiche (Neuroscienze & psicologia di Hachette, Neuroscienze di Aracne editrice, I segreti della mente di Centauria) e in titoli sparsi all’interno di cataloghi di case editrici da tempo attente alla materia, a partire da Raffaello Cortina Editore (settore Neuroscienze e Neuropsicologia) e più di recente da Codice edizioni (Neuroscienze). Ma anche i grandi marchi generalisti pubblicano titoli di questo genere (Mondadori, Rizzoli, Giunti), così come case editrici non specializzate di più ridotte dimensioni: La nave di Teseo, il Mulino, il Saggiatore, Adelphi. Naturalmente si tratta di proposte molto diverse, anzitutto perché il taglio disciplinare cambia molto: ultima nata, La nuova scienza della neurogastronomia (sottotitolo di All’origine del gusto, Codice, 2019) di Gordon M. Shepherd, esperto in neuroscienze computazionali che insegna neurobiologia all’Università di Yale. Pur limitandoci a considerare solo la declinazione “umanistica” della disciplina, incontriamo studi di neuroteologia, neurofilosofia, neuroetica, neuroestetica, neurolinguistica e neuronarratologia, e singoli lavori impegnati in altri campi ancora, come quello firmato da Gianvito Martino e Marco Pivato, Usare il cervello. Ciò che la scienza può insegnare alla politica (La nave di Teseo, 2018). La tendenza a sconfinare è d’altronde sollecitata dall’esterno: molte aziende investono nelle neuroscienze come Intesa Sanpaolo, che in partnership con la Scuola Imt Alti studi di Lucca ha creato il Laboratorio di ricerca e sviluppo applicata delle neuroscienze; fra 2018 e 2019 ha studiato il grado di coinvolgimento emotivo dello spettatore di fronte all’Ultima cena di Leonardo. Obiettivo strategico dichiarato della banca, puntare sulle frontiere dell’innovazione per portare valore sia all’interno del gruppo sia ai clienti, in questo caso tramite lo studio di un’esperienza molto comune, la percezione di un’opera d’arte, di un capolavoro universalmente noto.

Il punto è che la prospettiva neuroscientifica è in grado di mobilitare tanto interessi settoriali (e lettori competenti), quanto un pubblico molto più ampio e generico non attrezzato. La ricchezza dell’articolazione delle neuroscienze in settori di ricerca specifici è infatti bilanciata da un’altra caratteristica tipica di questa materia, la sua vocazione interdisciplinare, che contribuisce a spiegarne la traducibilità in termini ampiamente divulgativi, e dunque il successo. Il sottotitolo di La città ideale (FrancoAngeli, 2019) di Luisa Brunori è eloquente: Tra psicologia, neuroscienze ed economia, alla ricerca di una formula win-win della convivenza. Ecco poi La scienza degli abbracci. Alla scoperta del nostro cervello socio-emotivo (FrancoAngeli, 2018) di Francesco Bruno e Sonia Canterini e La meccanica delle passioni. Cervello, comportamento, società (Einaudi, 2019) di Alain Ehrenberg, dove emerge un altro aspetto tipico di ricerche come questa, l’applicabilità nella vita di tutti i giorni di norme e condotte autenticate dall’indagine scientifica (qui la contaminazione è con la psicologia e le teorie del comportamento). Si capisce allora l’impostazione “manualistica” di Michel Cymes e Patrice Romedenne in Usa il cervello. I segreti per una mente, e una vita, in forma e felice (BUR, 2018) e – per lettori a partire dagli undici anni – di JoAnn e Terrence Deak in Usa il cervello! Se sai come guidarlo (ci) arrivi prima (De Agostini, 2018). Suggerimenti a volte mirati su questioni di larghissimo interesse e di grande impatto nella vita quotidiana, anche considerando la diffusione delle patologie mentali oggi – la studiosa dell’Alzheimer Lisa Mosconi ragiona di diete in Nutrire il cervello. Tutti gli alimenti che ti rendono più intelligente (Mondadori, 2018) –, argomenti di rilievo addirittura antropologico: Marina Bentivoglio e Gigliola Grassi Zucconi trattano del Cervello che invecchia. Una corsa a ostacoli per vincere contro il tempo (Hachette, 2018).

L’apertura multidisciplinare delle neuroscienze spiega poi sia la frequente collaborazione fra studiosi di ambiti diversi (Bruno si occupa di neuroscienze del comportamento e Canterini è una psicobiologa, Cymes fa il medico e Romedenne il giornalista, Bentivoglio e Grassi Zucconi insegnano rispettivamente istologia e neuroscienze all’Università di Verona), sia l’utilizzo di una prospettiva neurologica in campi disciplinari distanti, come la botanica. Con risultati notevoli: Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (Giunti, 2019) di Stefano Mancuso (con Alessandra Viola) ha raggiunto l’undicesima ristampa ed è tradotto in diciassette lingue. Naturalmente, se le declinazioni anche applicative delle neuroscienze si riflettono nella varietà delle proposte editoriali, anche il grado di specializzazione di queste opere contribuisce a renderla articolata: un conto è In te mi specchio di Rizzolatti e Gnoli, altro livello di complessità quello di Specchi nel cervello (Raffaello Cortina, 2019) di Corrado Sinigaglia e dello stesso Rizzolatti. Ce n’è insomma per tutti, bambini e ragazzi compresi, con un’offerta sempre più ricca soprattutto a partire dal 2017, da quando si registra una percentuale crescente di autori italiani nei cataloghi. Un aumento di interesse confermato dal buon numero di riedizioni di opere già pubblicate in anni precedenti, ristampate anche senza aggiornamenti perché tornate d’attualità.

Con il variare del grado di specializzazione e dunque del destinatario cambiano ovviamente le strategie discorsive adottate dagli autori, che vanno dall’impersonalità scientifica alla rappresentazione di sé, dalla dominante argomentativa all’andamento narrativo e aneddotico, e variano pure densità e complessità di contenuti, quantità di riferimenti non solo disciplinari, livello di concettualizzazione e di concretezza. Fra le tante formule divulgative che giocano calibrando questi aspetti – Il cervello è più grande del cielo (Solferino, 2019) di Giulio Maira è un buon esempio di equilibrio all’insegna della leggibilità – una delle più riuscite risale a quello che si può considerare il capostipite della “neuroscienza per tutti” in Italia, Oliver Sacks, il professore di neurologia alla Columbia University di New York autore di un longseller (almeno nove edizioni) tradotto da Adelphi nel 1987, Risvegli. La voce affabilmente conversevole del medico ripercorre la propria esperienza clinica dedicata alla cura di pazienti affetti da una nuova malattia, la encefalite letargica che provoca il sonno perenne. La struttura del libro è semplice, in tre sezioni: apre una breve parte introduttiva sulla patologia, la vita dei pazienti e il farmaco che ha trasformato la loro esistenza, chiudono considerazioni di carattere generale sulla salute, la malattia, la sofferenza. Al centro Sacks riprende una formula caratteristica della divulgazione non solo scientifica molto diffusa nell’Ottocento a partire dal Self-help di Samuel Smiles, quella dei ritratti biografici di personaggi esemplari, qui una serie di pazienti. Il mix di testimonianza in prima persona, casi clinici raccontati con personaggi veri, patologia rara che colpisce l’immaginazione ritorna in I tre fratelli che non dormivano mai e altre storie di disturbi del sonno (il Saggiatore, 2019) di Giuseppe Plazzi, argomento che non per caso richiama a contrario quello di Sacks. Ma il cortocircuito è massimo in Pensare in immagini e altre testimonianze della mia vita di autistica (prefazione di Oliver Sacks, Erickson, 2019) di Temple Grandin, perché qui il caso clinico che l’autrice racconta è il suo, quello di un’affermata studiosa di scienze del comportamento animale affetta dalla sindrome di Asperger, una neuropatologia. Lo stesso disturbo che Greta Thunberg ha contribuito a portare all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, sollecitando indirettamente l’interesse per le discipline mediche deputate alla sua cura, neuroscienze in testa.