Conservare il passato per progettare il futuro

1. Villa Mondadori a Meina

A metà degli anni venti, Arnoldo Mondadori, alla ricerca di una residenza in campagna che diventasse luogo di villeggiatura familiare, acquista una villa nel comune di Meina, vicino ad Arona, sulla sponda occidentale del Lago Maggiore. La Verbanella – così viene chiamata affettuosamente dalla famiglia – era allora un edificio liberty di fine Ottocento, appartenuto al musicista e direttore d’orchestra Luigi Mancinelli.

La villa diventa non solo abitazione estiva della famiglia Mondadori, bensì anche luogo di incontri, ospitalità e pubbliche relazioni. Fin dagli anni precedenti la guerra, numerosi sono gli autori, le autrici e gli intellettuali che vengono ospitati da Arnoldo nella villa di Meina: Georges Simenon, Valentino Bompiani, Giuseppe Antonio Borgese, Emil Ludwig, Walt e Roy Disney, che soggiornano a Meina nel periodo dell’accordo tra la casa editrice e Disney.

Luca Formenton presenta la Verbanella e i suoi ospiti

Nell’inverno tra il 1942 e il 1943, a causa dei violenti bombardamenti che colpiscono la città di Milano, Arnoldo e Andreina prendono la decisione di trasferire provvisoriamente tutta la famiglia a Meina. Come ricorda Cristina Mondadori nel libro Le mie famiglie (Bompiani, 2004), oltre alla famiglia Arnoldo decide di trasferire in villa anche parte della casa editrice: «aveva trovato uno stabile molto capiente ad Arona, la villa Ponti, e vi aveva trasferito il grosso della truppa editoriale. I dirigenti, però, li aveva voluti vicino a sé, a Meina, utilizzando perfino la casetta del custode che fu mandato lì vicino, a Pontecchio. Fra villa e casetta, fra parenti e dirigenti, eravamo più di quaranta». Tra ottobre e novembre 1943, Arnoldo, con i due figli Alberto e Giorgio, si rifugia in Svizzera, a seguito della confisca da parte della Repubblica Sociale e del Comando Tedesco delle officine grafiche di Verona e del ritardato arrivo degli Alleati. Le donne della famiglia invece rimangono a Meina fino all’inverno 1944 e qui assistono all’arrivo delle truppe tedesche e al primo eccidio di ebrei in Italia, avvenuto fra il 23 e il 24 settembre 1943.

In breve, fu presa la decisione di sfollare in un luogo che di solito raggiungevamo per divertimento, non per metterci in salvo. Lì passavamo le nostre estati, in villeggiatura; i più grandi andavano a remare sul lago, o in giro in bicicletta, i bambini passeggiavano per i boschi accompagnati dalle balie. E poi c'era sempre qualche amico dei fratelli o di papà che veniva a trovarci.

Da Tutti a Meina, in Le mie famiglie di Cristina Mondadori (Bompiani, 2004)

La villa nel periodo della guerra e l'eccidio degli ebrei all'Hotel Meina

Conclusa la guerra, rientrato Arnoldo dall’esilio svizzero e ripresa l’attività della casa editrice, la villa ritorna a essere luogo privilegiato per accogliere e ospitare amici, scrittori e scrittrici della casa editrice. Tra gli ospiti illustri di passaggio in questi anni, Ernest Hemingway, che durante il suo viaggio in Italia nell’autunno 1948 viene ospitato da Arnoldo in villa, e Thomas Mann, che trascorre con la moglie Katia Pringsheim buona parte dell’estate 1947 nella casa attigua alla villa.

In questo periodo, Arnoldo avvia l’usanza di far apporre ai suoi ospiti una firma sulla cappa del camino al piano terra, nella sala principale. Una traccia del rapporto professionale e della stima che legano intellettuali, professionisti e professioniste, autori e autrici ad Arnoldo. Tra le occasioni in cui fu posta una parte delle firme, ricordiamo la festa per i cinquant’anni di matrimonio di Arnoldo e Andreina, celebrata a Meina nell’ottobre 1963, e i festeggiamenti in occasione degli ottant’anni di Arnoldo nel novembre 1969.

Successivamente, la tradizione è stata portata avanti da Luca Formenton, che ha ospitato in villa Dominique Lapierre, Carlos Fuentes, Norman Manea, le cui firme si ritrovano sul camino. Anche negli anni successivi la morte di Arnoldo, villa Mondadori è rimasta luogo di ospitalità e amicizia, come testimoniano le foto della festa di compleanno per i settant’anni di Piero Chiara, organizzata da Mario Formenton e da Mimma Mondadori a Meina nella primavera del 1983.

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