Conservare il passato per progettare il futuro

2. Gli autori e le autrici

Ripercorrere tutte le relazioni che hanno caratterizzato la vita professionale di Arnoldo Mondadori sarebbe impresa improba; in questa sezione sarà dunque presentata una selezione di documenti relativi ad alcuni dei personaggi che hanno attraversato le sale di Meina, con l’intento di valorizzare i materiali presenti nei fondi conservati da Fondazione Mondadori.

Arnoldo Mondadori davanti agli stabilimenti a Verona, 1970

Arnoldo Mondadori posa con Libero Bigiaretti, Mario Soldati, Piero Chiara, Maria Bellonci, Paolo Monelli, Vittorio G. Rossi e Ignazio Silone davanti agli stabilimenti della casa editrice Mondadori a Verona, 1970. (© Archivio Mondadori)

«La lettera che chiede all’autore a che punto si trova l’opera che sta scrivendo, la lettera che chiede all’autore se non ha nulla di pronto per noi […], la lettera che fa piacere a una cara vecchia Maria Pascoli, la lettera a Vittorini con la quale ci si compiace dell’opera da noi pubblicata, la lettera all’autore anche non nostro con gli auguri per una sua nuova opera: tutto ciò costituisce la base spirituale di un editore e sopratutto il calore di queste lettere, il calore del suo apporto personale, la persuasione affettuosa, verbale verso gli autori e altri contraenti, il dovere che molte volte è sacrificio di ricevere questi nostri contraenti.»

Così scrive Arnoldo al figlio Alberto in una lettera del giugno 1948 da Chianciano, sottolineando l’importanza della corrispondenza tra editore e autore (in Arnoldo Mondadori di Enrico Decleva, «Oscar» Mondadori, 2007, p. 382). Che questo sia davvero il pensiero di Arnoldo sul ruolo dell’editore nei confronti dei suoi autori e delle sue autrici è testimoniato dai documenti esposti in questa sezione: dalle richieste di nuovi volumi fatte a Buzzati, all’attenzione con cui aggiorna Soldati sulle trattative con i suoi precedenti editori, Arnoldo dimostra in ogni suo scambio la capacità di «persuasione affettuosa» indispensabile in questo mestiere, l’abilità di incantare e accattivarsi i propri autori, «scoprendo per ognuno, quasi per virtù rabdomantica, quel che preferiva sentirsi dire».

Come ricorda Enrico Decleva, non si trattava di una dote esercitata a freddo, «per semplice calcolo o in base alla considerazione, che pure non mancava, di avere a che fare con “psicologie o complicate o fragili o ambigue o appassionate” […]. C’era questo, ma c’era anche dell’altro. L’avrebbe detto molto bene Piovene: “Capire cosa piace agli altri, e saperlo dire, è impossibile senza generosità, slancio, abbondanza di cuore, vera bontà, immaginazione poetica”» (Decleva, p. 511).

DINO BUZZATI

È il 1942 quando lo scrittore Dino Buzzati entra nel catalogo della casa editrice, ed è del 1945 la prima edizione mondadoriana del Deserto dei Tartari, che esce nello «Specchio». Nonostante l’intensa produzione dell’autore, Arnoldo torna presto a chiedere a Dino Buzzati una nuova opera: la lettera datata 30 ottobre 1946 è infatti molto chiara in merito: «[…] ecco che io, Suo editore, non indugio a intervenire presso di Lei come strumento spirituale o fisico, secondo sia da ritenersi. E Le chiedo: perché caro Buzzati da tempo, ormai da tempo, non scrive più un libro?».

Il rapporto tra l’autore e l’editore è destinato a durare a lungo, come testimonia l’uscita di Un amore negli «Oscar», salutata con entusiasmo da Buzzati, e con altrettanto entusiasmo festeggiata da Arnoldo, che si complimenta per il raggiungimento delle 200.000 copie vendute, il 25 maggio 1965.

PIERO CHIARA

Tante sono le tracce che legano Piero Chiara alla villa di Meina: dall’ottantesimo compleanno di Arnoldo Mondadori, in occasione del quale l’autore lascia la sua firma sul camino, alle riprese dello sceneggiato televisivo tratto da I giovedì della signora Giulia. A questo si aggiunge la festa per il settantesimo compleanno di Chiara organizzata dall’editore proprio nella villa, come testimoniano i documenti conservati nell’Archivio personale di Mimma Mondadori.

Il rapporto tra Piero Chiara e Arnoldo Mondadori presentato da Mauro Novelli

ALBA DE CÉSPEDES

La lunga stagione di successi dell’autrice viene inaugurata dalla pubblicazione nel 1938 di Nessuno torna indietro, che ha immediatamente un’enorme risonanza, con la prima edizione esaurita in una settimana. A questo seguiranno Fuga, Dalla parte di lei, Quaderno proibito e l’inaugurazione della rubrica ospitata su «Epoca», in cui risponde alle lettere delle lettrici.

Il rapporto tra l’autrice e l’editore è caratterizzato da grande stima e schiettezza: «La mancanza di passione per il proprio lavoro è la sola cosa di cui Arnoldo Mondadori non abbia pietà. Sotto i folti capelli d’argento scuro Arnoldo ospita ancora sogni e illusioni di ragazzo. Vorrebbe che tutti – autori, direttori, redattori, impiegati, dattilografe, operai, facchini e autisti – non si sottraessero mai allo sforzo che la grande impresa umana richiede» (Album Mondadori 1907/2007, p. 162).

VASCO PRATOLINI

L’impegno di Arnoldo Mondadori per l’acquisizione di nuovi autori non conosce tregua: è il 1947 quando chiede a Pratolini un nuovo libro da inserire nella «Medusa degli italiani», del cui progetto editoriale offre all’autore una dettagliata spiegazione: «dovrà anche essere uno strumento di penetrazione nel pubblico italiano, per invitarlo attorno a questa nostra letteratura: e perciò sarà costretta ad accompagnare il lettore nelle sue reazioni estetiche, che magari immature o imperfette, hanno pure loro ragioni. Per questo la “Medusa” ha bisogno di romanzi, che il gusto narrativo del pubblico italiano predilige: o meglio, ha bisogno di contemperare sapientemente le due cose».

Passano più di dieci anni e Arnoldo Mondadori continua a seguire da vicino il lavoro dei suoi autori, come testimonia lo scambio del settembre del 1959: se la lettera dell’editore non vuole apparire come un sollecito a Pratolini, dall’altro lato è lo stesso autore che si rammarica del proprio ritardo nella consegna ricordando però che «non si lavora pigiando un bottone».

COLETTE ROSSELLI

Colette Rosselli, nota anche come Donna Letizia, esperta nell’arte del «Saper vivere», cura per venticinque anni su «Grazia» la rubrica Saper vivere.

Autrice di Il primo libro di Susanna, cui seguiranno altri due volumi, nel 1951 collabora con Franca Valeri alla pubblicazione di Il diario della signorina Snob, di cui si può vedere riprodotto uno dei disegni interni, che rappresenta proprio le due autrici.

Nel 1960 Mondadori pubblica Il saper vivere di Donna Letizia, dove Rosselli raccoglie tutte le norme fondamentali per vivere in società: dalla distanza da mantenere mentre si balla ai vestiti da indossare sulle piste da sci, dalle ricette per i cocktail alla disposizione delle posate.

MARIO SOLDATI

Il pragmatismo di Arnoldo Mondadori in qualità di editore si evince dalla selezione di documenti relativi a Mario Soldati: nella lettera di Arnoldo datata 3 marzo 1958, si fa riferimento alla possibilità per l’autore di abbandonare i precedenti editori (Garzanti e Longanesi), per approdare alla casa editrice Mondadori. Le trattative, nella lettera della fine di ottobre dello stesso anno, vengono definite «laboriosissime» e descritte nel dettaglio, tra la consegna degli ultimi volumi dovuti, e le contrattazioni da istituire con Longanesi, per garantire alla Mondadori l’intera produzione di Soldati.

D’altronde la soddisfazione è «vivissima» quando arriva nelle mani di Arnoldo la prima copia della Messa dei villeggianti, come riporta il telegramma del 1° aprile del 1959: è questa la prima pietra della loro collaborazione.

Sommario

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