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Così Gian Franco Orsi ricorda Tedeschi, l’attività della redazione gialli e i rifiuti eccellenti:

«Avevamo una decina di consulenti lettori: da Ida Omboni a Hilia Brinis a Maria Grazia Griffini a Bruno Just Lazzari perché di libri ne arrivavano tanti ed era impossibile per Tedeschi leggerli tutti. I pareri di Ida Omboni (traduttrice eccelsa e autrice dei testi teatrali di Paolo Poli) per esempio, erano eccezionali: chiari, divertenti, dissacranti, ironici, esaurienti, tanto che quando Oreste del Buono diventò direttore delle collane le propose di raccoglierli in un volume. Tedeschi comunque leggeva moltissimi “gialli”. Per tanti volumi bastava leggere il risvolto di copertina per rendersi conto se valeva la pena di passarli in lettura. Con i consulenti lettori invece discuteva a lungo prima di dire un sì o un no alla pubblicazione. Naturalmente i “gialli” di alcuni scrittori come Agatha Christie, Rex Stout, Ellery Queen li compravamo a scatola chiusa.
Per essere pubblicato un libro doveva avere una bella storia, un argomento inedito, avere un personaggio accattivante, soprattutto quello dell’investigatore: vedi Hercule Poirot, Nero Wolfe, Philo Vance. La storia poi doveva essere credibile, così come l’ambiente in cui si svolgeva. Tedeschi amava il “giallo” classico, il “giallo” intellettuale, quello con la sfida al lettore; meno il giallo d’azione, all’americana. Nel frattempo, però, il “giallo” evolveva, quindi anche lui doveva fare i conti con il nuovo mercato. Anche tra i “gialli” che diventavano sempre più “neri” seppe scegliere il meglio: da Raymond Chandler a Cornell Woolrich a Jim Thompson. Rifiutò Mickey Spillane perché quando apparve sulla scena era troppo rivoluzionario: tutto sesso e violenza. E fece bene perché, se avesse pubblicato romanzi come quelli di Mickey Spillane, il suo pubblico, in maggioranza femminile, sarebbe rimasto disorientato. Sarebbe stato come dargli un pugno nello stomaco. Grazie al rifiuto da parte di Tedeschi, questi nuovi scrittori trovarono ospitalità in altre collane come “Le tre scimmiotte” di Garzanti o “I gialli proibiti” di Longanesi: adatte a lettori più scanzonati, più giovani. Collane prestigiose che però sono scomparse in quanto non hanno avuto un direttore come Alberto Tedeschi che per cinquant’anni ha seguito invece i “Gialli Mondadori”. In quelle Case Editrici non c’era nessuno interessato a lungo alla narrativa poliziesca e le collane furono chiuse, non per mancanza di materiale, ma di una direzione.
La stessa sorte di Spillane toccò a Ian Fleming: Tedeschi lo rifiutò. Era venuto in redazione perfino Sean Connery per convincerlo a pubblicare le avventure di 007. Tedeschi, però, considerò le vicende di Ian Fleming troppe diverse dai romanzi che apparivano allora nella nuova collana “Segretissimo”. Poco dopo uscì il primo film di James Bond che ebbe un grande successo e il libro pubblicato nel frattempo da Garzanti altrettanto! Per Tedeschi fu un vero smacco. Ogni volta che incontrava Arnoldo Mondadori cercava di svicolare. “Tedeschi, cosa mi ha combinato?” gli diceva con un accento di rimprovero. Proprio in quel periodo c’era stato un altro infortunio in Casa Editrice: Il Gattopardo rifiutato da Vittorini. Pare comunque che Vittorini avesse ragione. Il testo poi modificato secondo i suoi consigli non era ritornato in Mondadori, ma era finito alla Feltrinelli».

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