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La collaborazione con la casa editrice si completa di numerosi tasselli: non solo romanzi, racconti e la pubblicazione di una rivista, ma anche opere di traduzione e curatele. Il percorso bantiano in Mondadori, nato per una traduzione da Virginia Woolf, continua anche su questo piano in virtù del successo dell’autrice e della stima dell’editore.
Spesso, come si può immaginare, scelte commerciali e volontà d’autore non collimano perfettamente: è questo il caso della possibilità di far curare ad Anna Banti un “Meridiano” su Colette, scrittrice francese ammirata e già citata in un saggio critico nel volume Opinioni. L’opera non vedrà mai la luce, ma alla Banti, grazie alla preziosa intermediazione di Mimma Mondadori, sarà proposto un meridiano su Daniel Defoe edito poi nel 1980.


La lettera riferisce il piano delle ristampe nella collana Oscar di alcuni scritti di Anna Banti: Noi credevamo, Le mosche d’oro e La camicia bruciata seguiti dal “Meridiano” Defoe in progetto per il 1978.


Colette viene considerato da Anna Banti un «classico superiore a molti» tanto da auspicarne la traduzione anche in virtù di «quella sua lingua incomparabile». Non sorprende quindi la pubblicazione nel 1977, all’interno dei “Tascabili”, del romanzo La vagabonda nella versione di Anna Banti.


Mimma Mondadori rassicura l’autrice sul contratto per la traduzione di La vagabonde di Colette: nonostante le reticenze di Nomellini, responsabile dei “Tascabili”. La traduzione bantiana avrà un cospicuo anticipo di un milione di lire, cifra che vuole attestare la stima per la scrittrice.

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