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L’apertura alle tendenze europee e l’interesse per il contemporaneo sono gli elementi che permettono a Ferrieri e al gruppo del «Convegno» di avvicinarsi al cinema, un nuova forma di espressione alla quale accordano una non comune fiducia. Ferrieri importa da Parigi il modello dei cineclub francesi e, nel 1926, inserisce all’interno delle serate del Circolo del Convegno una conferenza di André Berge, Il cinema e la letteratura: inizia così l’impresa per la diffusione e l’affermazione di un’estetica cinematografica. La corrispondenza in archivio testimonia la presenza di nomi d’eccezione tra le fila di coloro che danno il proprio contributo alle iniziative del Circolo, da Marc Allegret a Andrè Gide a Charles du Bos.


Immediato è l’interesse per la prima produzione francese d’avanguardia, per Réné Clair (il suo Entr’acte è proiettato il 14 dicembre 1926 ed è presentato da Andrè Berge), per i documentari sull’Africa, per le opere di Germain Dulac (La coquille et le clergyman, sceneggiato da Antonin Artaud, è presentato nel 1928), per Marcel L’Herbier (interessa molto il suo Il fu Mattia Pascal, trasposizione cinematografica del noto romanzo di Pirandello), per Jean Epstein, Jean Renoir, Julien Duvivier. A partire dagli anni trenta, complice Ferrieri, oltrepassano i confini italiani Stroheim, Dreyer, Pabst, Ruttmann, Lotte Reiniger, King Vidor, Fritz Lang e la migliore produzione contemporanea. Un’attenzione speciale è costantemente riservata a Charlie Chaplin e al suo Charlot, senza dimenticare il cinema italiano di Cavalcanti, Magnaghi, Camerini.
Seguendo la formula di un moderno cineforum le proiezioni spesso sono accompagnate da interventi di critici quali Antonello Gerbi, Ettore Maria Margadonna, Giacomo Debenedetti e lo stesso Ferrieri, i cui discorsi sono ancora consultabili tra le carte dell’archivio.

Mazzucchetti e Ferrieri_03_(audio)


La rivista «Il Convegno», nel 1933 e nel 1934, propone ai lettori un supplemento, il «Cine – Convegno», (la cui serie completa è presente nella sezione dedicata ai Materiali a stampa) sulle pagine del quale Ferrieri e i suoi collaboratori firmano articoli di critica cinematografica e si interrogano sulle potenzialità del nuovo mezzo d’espressione, gettando le basi per una «estetica del cinema».


Non è azzardato considerare Enzo Ferrieri uno dei pionieri della radiofonia italiana. Il suo incontro con il nuovo mezzo di comunicazione di massa inizia nel maggio 1928, con una serie di conversazioni colte, spesso di commento all’attività del Circolo e della rivista, che saranno raccolte l’anno dopo nel volume Nord Sud. Conversazioni per radio (1929). È del 1929 la lettera dell’Eiar per il conferimento dell’incarico di condirettore artistico: da allora svolge un incessante lavoro in radio e sulla radio.


Nell’archivio è possibile consultare i palinsesti (molti ancora manoscritti) delle stazioni di Roma, Napoli, Milano e Torino, le lettere inviate dalla dirigenza (spesso strettamente personali), dagli editori, dagli abbonati e la ricca la documentazione relativa alla Compagnia di Prosa di Radio Milano (copioni, dettagli fogli paga, «Ordine del giorno», reprimende nei confronti degli attori, fotografie).


La concretezza di Ferrieri si sposa, come negli altri campi, con la teoria: nel 1931 lancia il manifesto La radio come forza creativa, dove tocca il tema centrale del linguaggio; oltre a definire la «radiocronaca» e il «radiodramma», auspica a una nuova forma d’arte. Di poco successiva è l’Inchiesta sulla radiolanciata dalle pagine del «Convegno», in grado di scatenare le polemiche di molti scrittori e artisti italiani, da Bragaglia a Piovene, da Bontempelli a Linati, da Marinetti a Silvio D’Amico.

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