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Le carte che attestano l’instaurarsi di un rapporto tra le due case editrici – custodite all’interno dell’Archivio Einaudi – risalgono al 1941. È però solo del 1943 il primo contatto personale tra i due editori, o meglio tra Alberto Mondadori, che per primo scrive, e Giulio Einaudi: «Ora io vorrei, caro Einaudi […] instaurare un clima di colleganza e di collaborazione fra la nostra Casa e la Sua che io seguo fin dai suoi inizi e la cui attività ho sempre apprezzato con gusto di studioso e di editore, così come con la cordialità e l’affinità del coetaneo, o quasi, ho seguito e seguo la Sua ben meritata ascesa».
È forse proprio per quell’affinità di cui parla Alberto che i rapporti con la casa torinese saranno sempre e assiduamente (almeno fino al 1958, anno di fondazione del Saggiatore) gestiti dal figlio del Presidente: molto più sottile infatti è il fascicolo che all’interno della sezione Arnoldo Mondadori raccoglie la corrispondenza con Einaudi – perlopiù corrispondenza di rappresentanza caratterizzata da toni di formale cordialità – rispetto alle molte carte scambiate tra Giulio e Alberto, che passano da un formale “Lei” a un amichevole “Tu” già all’altezza dei primi anni cinquanta. Alberto intesse con Giulio uno scambio schietto e disinvolto di idee e di progetti e porta avanti le trattative per la cessione dei diritti delle opere da pubblicare.
Dimostrazioni di stima reciproca non mancano lungo tutto l’arco cronologico dei carteggi dei tre protagonisti, naturalmente prodighi di parole i due Mondadori, mentre più «avaro», come lui stesso si definisce in una lettera ad Arnoldo, Giulio Einaudi.


Da abile diplomatico quale è, Giulio Einaudi, dopo aver rifiutato di concedere a Mondadori i diritti per la pubblicazione di Avere e non avere di Hemingway, porta all’attenzione dell’editore milanese la pubblicità dedicata sul primo numero di “Politecnico” mensile alla sua casa editrice: sul numero 29 della rivista – che inaugura appunto la serie mensile – si trovano infatti due pubblicità a libri Mondadori; si annuncia, con un’ampia anteprima, il romanzo di R. Hillary L’ultimo avversario, in uscita nella collana “Arianna” e viene dedicato notevole spazio alle illustrazioni di Guttuso per Addio alle Armi di Hemingway, che verrà pubblicato da Mondadori nella collana “Il ponte” nella traduzione di Fernanda Pivano.

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Luigi Einaudi ringrazia Alberto Mondadori per i libri ricevuti in dono: sono i tomi contenenti le tre redazioni dei Promessi Sposi pubblicati nei “Classici italiani” – collana diretta da Francesco Flora – a cura di Alberto Chiari e Fausto Ghisalberti nel 1955.

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Una delle tante dimostrazioni di ammirazione da parte di Alberto Mondadori per l’attività di Giulio Einaudi. Alberto, che ha da poco intrapreso l’avventura del Saggiatore, si rivolge a Giulio da pari a pari: «il nostro lavoro è così spesso difficile e spinoso, talvolta persino amaro, che contemplare risultati così brillanti mi è davvero di conforto».

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Anche Giulio Einaudi ha modo di esprimere, in modo sempre misurato ma non privo di sincera partecipazione, la sua ammirazione per l’attività della Casa milanese. In particolar modo mostra di apprezzare le iniziative delle collane economiche, tra le quali la “Biblioteca Moderna Mondadori”, che definisce «un miracolo di buon gusto, tecnica moderna e prezzo accessibile».

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Nelle lettere di Arnoldo talvolta la formalità lascia spazio a momenti di schietta condivisione di pensieri. Con questa lettera Arnoldo Mondadori ringrazia Giulio Einaudi per avergli spedito la foto ricordo di un incontro a Roma cui era presente anche la madre dell’editore torinese.

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