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Le intense storie d’amore, d’avventura e di realizzazione personale che Vicki Baum narra, in particolare quelle ambientate nell’intervallo tra le due guerre mondiali, sono caratterizzate da un’approfondita analisi psicologica dei personaggi e da una orgogliosa fiducia nella capacità di emancipazione delle donne, cosa assai rara in un periodo storico che le relega nel ruolo di moglie e madre. E così diversa dai modelli proposti dai libri rosa di casa nostra.
Perché non favoleggiare un’altra vita, quando il presente è difficile e amaro? Se poi un’altra vita significa emanciparsi, lavorare fuori casa, valorizzare i propri talenti, perché non sognare che questo si possa un giorno avverare?
Vicki Baum ha tante cose da dire: compie accurate ricerche per tratteggiare contesti storici complessi e ben documentati; sfiora, con penna leggera, la decadenza della società borghese dell’epoca, la precarietà della vita in tempi di guerra, il senso di smarrimento di cui è prigioniero il mondo cosmopolita dei suoi romanzi.
Molti dei suoi personaggi cattivi non lo sono mai completamente: sono solo uomini e donne, spesso frivoli e superficiali, che riescono però a mostrare, anche nei peggiori momenti, barlumi di umanità. Solo con l’amore e la comprensione il genere umano si può salvare, sembra affermare Vicki Baum con la sua opera letteraria.
Non letteratura alta quindi, ma buona letteratura di intrattenimento, come energicamente afferma Lavinia Mazzucchetti che legge le sue opere per Mondadori. Anche nei suoi testi meno riusciti le attribuisce «mano abilissima» e «routine sicura».
Vicki Baum fa anche scuola. Scrive sempre la Mazzucchetti a proposito di Gina Kaus, altra scrittrice ebrea austriaca, compagna dell’esilio americano della Baum: «Questa Kaus è, insieme alla Keun e alla Lederer che già abbiamo, il trifoglio ora di moda di narratrici amorose giovani venute su all’alta scuola della Baum».


Gina Kaus, Domani alle nove, 1934


Gina Kaus, Le sorelle Kleh, 1934

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