Un topo editore

Personaggio tuttofare, narratore, autore, editore, Geronimo Stilton è protagonista di un successo che ha pochi precedenti nella letteratura «made in Italy» per l’infanzia. Raggiunge tirature da capogiro, vende bene persino sul mercato estero (tradotto in 36 lingue e distribuito in 180 paesi) ed è amatissimo dai piccoli lettori. Lo deve a una strategia apparentemente semplice: mostrarsi buffo, ironico, abitudinario, maldestro e fifone come solo i topolini sanno essere e, nello stesso tempo, esperto autorevole della comunicazione di massa, come compete agli addetti ai lavori nel mondo della carta stampata.
 
È stato definito il topo più famoso dopo Topolino; il suo nome è Stilton, Geronimo Stilton, come il personaggio stesso ama ripetere, con una sorta di formula d’attacco, all’inizio di ogni storia. E la nuova figura che, nel 2000, si è imposta con successo nell’immaginario della narrativa per l’infanzia, da sempre affezionata al mondo dei topolini simpatici, furbi e buffi, spesso protagonisti fortunati della favolistica, del fumetto o dei cartoon.
Questa volta, però, qualche elemento di novità salta all’occhio. Innanzitutto Geronimo Stilton è una creatura made in Italy, un prodotto tutto nazionale: «scoperto» da Elisabetta Dami nel 2000, il personaggio è stato poi lanciato dalla Piemme, che nel catalogo de «Il battello a vapore» gli ha intitolato una sezione assai nutrita, comprensiva di collane tascabili («Storie da ridere», «Avventure estreme», «I misteri di Ficcanaso Squitt»), strenne natalizie, barzellettieri, libri sonori e volumi-zainetto. C’è chi insinua che il fenomeno Stilton sia la risposta italiana al successo della saga potteriana. Certo è che i dati relativi alle vendite – stando almeno alle cifre ufficiali diffuse dall’editore – configurano un successo clamoroso: i libri di Geronimo Stilton hanno venduto 5.300.000 copie sino al febbraio 2004; se ne prospetta, inoltre, la traduzione in trentasei lingue nonché la distribuzione in 180 paesi nel mondo.
Il successo internazionale è, peraltro, già confermato dai dati relativi alla pubblicazione negli Stati Uniti, dove i primi quattro titoli di Geronimo dati alle stampe hanno avuto una tiratura di 100.000 copie. Bisognerebbe risalire a Pinocchio per imbattersi nel caso di un personaggio creato dalla letteratura infantile italiana che abbia incontrato un analogo consenso presso il pubblico nazionale e internazionale.
Geronimo, inoltre, ha una marcia in più: non è solo un personaggio, narratore e protagonista di storie umoristiche, avventurose o del mistero. A Geronimo Stilton viene attribuito un ruolo ben più impegnativo, che gli conferisce un marchio riconoscibile di originalità: gli viene assegnata niente meno che la funzione autoriale. Per dar risalto a tale trovata e reggere la finzione sino in fondo, l’autore reale dei racconti, così come l’équipe di grafici e di illustratori che lo affianca, ha scelto di fare un passo indietro per celarsi definitivamente dietro le quinte di un universo di topi buffi e divertenti: il mondo di Topazia, capoluogo di uno spazio immaginario, l’isola dei Topi, dove si esplica l’estro del nostro protagonista. Perché Geronimo non è solo l’autore, oltre che il narratore protagonista delle sue avventure. E anche un addetto ai lavori: è un topo editore, direttore dell’«Eco del roditore», il più famoso quotidiano di Topazia, scrittore di libri per l’infanzia che contribuisce a lanciare e promuovere con successo. Ai piccoli lettori è concessa, questa volta, l’adozione di un’ottica privilegiata che consente loro di conoscere da vicino i meccanismi della produzione libraria. L’invito ammiccante a smontare i meccanismi del testo non intende, tuttavia, innescare alcuna reazione di disorientamento nel pubblico infantile giacché non investe in alcun modo, anzi rafforza l’autorevolezza tentacolare del narratore-protagonista-autore-editore. La convergenza sinergica di tali funzioni, piuttosto, la ribadisce, a conferma del saldo controllo di Geronimo sull’intero circuito comunicativo.
Eppure, a dispetto della fisionomia polivalente, Geronimo agisce secondo una strategia semplice quanto efficace: conduce abilmente il doppio gioco dell’avvicinamento complice e del ristabilimento autorevole della distanza, che gratifica e rassicura il piccolo lettore. Per ribadire l’autorevolezza del personaggio niente di meglio che fingere abilmente di smentirla: l’adozione costante del registro comico concorre a tale effetto.
Il personaggio manifesta, innanzitutto, una vocazione irresistibile all’autoridimensionamento ironico.
Vi contribuisce, in primo luogo, la stessa riduzione animalesca. Figura autorevole, mentore di buoni sentimenti, Geronimo è, però, un topo, leader di un universo di roditori fantasioso e divertente quanto più riproduce in chiave comico-caricaturale il mondo delle metropoli contemporanee.
La sua Topazia è una sorta di Topolinia postmoderna, in cui domina incontrastata l’industria della comunicazione di massa. Geronimo, giornalista, scrittore, editore, vi sguazza, con tanto di presenza, persino, alle manifestazioni librarie di prestigio, come la Fiera del libro di Topoforte, alle gare sportive e agli spettacoli televisivi. Lo si può definire un imprenditore delle comunicazioni di massa, dall’occhio esperto ma dall’atteggiamento garbatamente defilato. A sottolinearne l’attitudine dimessa concorre l’adozione di un’ottica volutamente bassa che collabora ulteriormente a delineare la fisionomia del personaggio. Geronimo si presenta inequivocabilmente nei panni dell’antieroe, della vittima comicamente predestinata a subire sventure d’ogni tipo, secondo una tipologia diffusa nel mondo del fumetto. Ostenta abilmente la propria natura di «topo» tranquillo, pigro e persino goffo, per nulla attratto dalle imprese avventurose e ad alto rischio. Sa fingersi travolto dagli eventi, piuttosto che incline a buttarsi a capofitto in ogni sorta d’avventura. Non per nulla l’incipit di ogni storia ripropone uno schema fisso che diventa familiare al lettore: dopo l’autopresentazione di rito, Geronimo si raffigura alle prese con la routine tranquilla del lavoro d’ufficio ovvero intento a godersi un momento di pausa quieta tra le pareti domestiche quando, all’improvviso, si trova a essere coinvolto nelle iniziative zelanti dei suoi fidati collaboratori. D’altronde Geronimo ha la sfortuna di coordinare un’équipe numerosa di roditori estrosi e intraprendenti: la sorella Tea, sempre a caccia di scoop giornalistici e appassionata di avventure estreme; Pinky Pick, giovanissima e audace collaboratrice editoriale, vero e proprio vulcano di idee e iniziative promozionali; Ficcanaso Squitt, topo investigatore curioso di misteri da risolvere; il cugino Trappola e tanti altri.
La schiera dei coprotagonisti è nutrita e obbedisce alla esigenze ovvie di una tecnica narrativa certamente non inedita, che affianca al protagonista personaggi-spalla altrettanto divertenti.
Non sfugge, tuttavia, la valenza ideologica di tale opzione: anche i libri di Geronimo, così segnati dal protagonismo polivalente dell’autore, rilanciano, comunque, il gioco di squadra. Attorno a Geronimo ruota una comunità composta di topi stravaganti e qualche volta persino schizzati, ma, nel complesso, solidale e operosa, pronta a riconoscere la leadership del nostro personaggio proprio mentre ci si studia continuamente di forzarne la mano.
La tentazione al confronto con l’universo fantasy di Harry Potter è sicuramente azzardata; colpisce, però, l’appello comune alla dimensione solidaristica, volta a ridimensionare il protagonismo individualistico per collocarlo in una trama fitta di relazioni amicali. Vien quasi da dedurne che l’era dei piccoli eroi solitari e nevrotici, cui ci aveva abituato la letteratura infantile degli ultimi decenni, sia al tramonto.
Vero è che la rete di relazioni tessuta attorno a Geronimo ha qualcosa della famiglia disneyana contaminata con il modello della piccola impresa familiare: elude i legami parentali e coniugali – nonostante qualche flirt, Geronimo dimostra una inequivocabile propensione per il celibato – per esaltare i rapporti di parentela di primo grado, tra fratelli, cugini, zii, nonni, nipoti, tutti proficui ai fini della collaborazione nell’impresa editoriale di famiglia, fondata niente meno che da Torquato Stilton, nonno di Geronimo. Nel mondo dei roditori di Topazia spicca, peraltro, l’iniziativa femminile, giacché proprio le topoline brillano per intraprendenza e spregiudicatezza, qualità in grado di minacciare l’aspirazione al tranquillo quieto vivere del loro capo.
Nei loro confronti e al cospetto dei lettori, Geronimo recita abilmente il ruolo del personaggio non all’altezza della situazione. Abitudinario, maldestro, facilmente impressionabile, Geronimo insiste nell’autoraffigurarsi come un vero e proprio «topo senza qualità», coinvolto suo malgrado in avventure che avrebbe volentieri evitato. La prospettiva straniata del racconto si traduce nell’adozione costante di un registro volutamente enfatico, in cui risalta l’uso di un’aggettivazione iperbolica e di figure di intensificazione. Un registro ulteriormente sottolineato dai grafismi, tanto più efficacemente mirati a movimentare e colorare l’impostazione grafica della pagina quanto più costituiscono parte integrante del testo e non risultano da scelte posteriori. E un ulteriore segnale nella direzione di un flirt con il fumetto, che suggerisce ai libri di Geronimo una proficua integrazione tra scelte grafiche, testo e illustrazioni. Tutto collabora a compiacere il gusto del piccolo lettore, cui vengono proposte modalità di fruizione tipiche di tipologie narrative a lui familiari, come quelle del fumetto o del cartone animato. Quanto serve per rendere godibili intrecci esili ma agili, che riproducono il dinamismo della strip umoristica, tra viaggi improbabili, cadute rocambolesche, tuffi e atterraggi spettacolari.
Eppure la procedura di avvicinamento al lettore permette all’io narrante il gioco di un abile rovesciamento di ruoli: il lettore, apparentemente scoraggiato a una identificazione senza riserve, anzi sollecitato ad assumere un atteggiamento di superiorità divertita rispetto alle performance maldestre dell’illustre roditore, riceve alla fine una smentita tanto rassicurante quanto prevista e attesa.
Perché Geronimo, pur trascinato per i capelli in avventure rischiose e mirabolanti, qualche volta coinvolto in iniziative megalomani, in fondo se la cava benissimo: supplisce alla scarsa prestanza fisica con un po’ d’astuzia e di fortuna, sa affrontare e superare prove avventurose e prenderne spunto per scrivere libri di successo. Sa anche trarne e proporne la morale sino ad assumere, quando è necessario, il ruolo di un vero e proprio maitre à penser. In qualità di narratore si attribuisce, talvolta, il compito di richiamare, pur senza indulgere in pistolotti moralistici, i valori ispiratori dell’amicizia, della solidarietà e della tolleranza: ma è anche l’autore di veri e propri pamphlet per l’infanzia, libri speciali – così li segnala il catalogo – come Il piccolo libro per la pace o Un meraviglioso mondo per Oliver, dedicato al problema dei disabili. Ecco che alla fine si scoprono tutte le carte del gioco: l’universo buffo e variopinto di Geronimo Stilton è uno spazio popolato di personaggi divertenti ma in fondo monocentrico, dominato dall’autorità salda di un narratore non onnisciente ma onnipresente, che presiede, cioè, a tutte le fasi di costruzione del testo: dall’ideazione alla stesura, al lancio sino al protagonismo vero e proprio. Un eroe che deve il successo alla strategia semplice ma accattivante di cui sa servirsi: farsi piccolo e buffo per conquistare le simpatie dei bambini e poi guidarli con un’autorevolezza tanto più indiscussa quanto meno risulta fastidiosamente saccente.
La carica estroversa del personaggio sa guadagnargli il consenso stabile del pubblico infantile, confermato dai dati relativi alle tirature e alle vendite, che non sembrano registrare segnali di stanchezza o di cedimento. Certo, la linea editoriale della Piemme comincia ad avvertire l’esigenza di introdurre qualche variante che, guarda caso, è volta proprio a ridimensionare la prerogativa autoriale di Geronimo. Del resto l’immaginario plasmato dalla figura di Geronimo Stilton ammette estensioni secondo percorsi paralleli, che si sviluppano per filiazione diretta. Da qualche tempo il nostro topo editore ha deciso di cedere al principio della delega e di condividere l’autorialità con altri personaggi: il primo esempio è la figura di Tenebrosa Tenebrax, laureata in cinematopografia, regista e scenografa di film dell’orrore e autrice della collana «Storie tenebrose», che ha recentemente arricchito il catalogo di Stilton. La tendenza pare destinata a estendersi: nel mondo fantastico dell’isola dei Topi la società massmediatica è in piena espansione e offre ai roditori intraprendenti possibilità allettanti di carriera. Dal ruolo di personaggi-spalla si può essere promossi al rango di autori-spalla e contribuire a sollevare Geronimo dal peso di un’autorevolezza ancora tenace ma che rischia di divenire ingombrante. Niente di meglio che replicarne con qualche variazione la formula. Del resto i topi, si sa, sono animali prolifici e anche i topi editori non intendono tradire la loro natura.