Narratori reloaded: ripubblicazioni e immagini d’autore

Nel 2019 Due di due di Andrea De Carlo ha compiuto trent’anni; La perfezione di Raul Montanari e Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi venticinque; Q di Luther Blissett venti. La pubblicazione di edizioni speciali celebrative e presentazioni-evento a esse legate di opere di scrittori esordienti negli anni ottanta e novanta, consentono di riflettere sulle strategie di valorizzazione che autori e editori mettono in campo, con una spiccata centralità del ruolo del lettore.
 
Il 2019 è stato un anno di anniversari di alcuni libri (venti, venticinque, trent’anni dalla prima uscita) che case editrici e scrittori – esordienti fra anni ottanta e novanta – si sono accinti a celebrare con differenti modalità, per marcare una identità d’autore ormai stabilizzata, una presenza protagonistica in un nuovo fluido canone a cavaliere fra due secoli. Prenderò in esame quattro casi: un libro che chiude gli anni ottanta, uno gli anni novanta e due che escono nello stesso anno, a metà dei novanta.
Nel numero di Tirature 2000. Romanzi di ogni genere. Dieci modelli a confronto, in cui all’alba degli anni duemila si guardava attraverso la lente del genere ai fenomeni più rilevanti degli ultimi due decenni, Giovanna Rosa apriva la sua rassegna sui romanzi di formazione con due libri «generazionali» diventati allora di culto, Jack Frusciante è uscito dal gruppo (1994) di Enrico Brizzi e Due di due (1989) di Andrea De Carlo. Testi fra l’altro legati anche dal fatto che, quasi in un gioco di mise en abîme, il «vecchio Alex», protagonista di Jack Frusciante, nell’«Intro», attribuiva all’opera di De Carlo un ruolo decisivo, di svolta, nella sua maturazione, così come lo stesso Brizzi riconoscerà poi essere successo a lui («io quel libro l’ho trovato folgorante», p. 42) in Il mondo secondo Frusciante Jack. La prima autobiografia non autorizzata (Transeuropa, 1999), libro-intervista a cura di C. Gaspodini, passo non secondario, seppur giocato su un registro autoironico, un po’ provocatorio, scanzonato e colloquiale, di valorizzazione pubblica di un autore di venticinque anni. E proprio la «maestosa storia d’amore e di “rock parrocchiale”» e le vicende sui due liceali milanesi sono state oggetto di iniziative per i loro anniversari.
Jack Frusciante è uscito dal gruppo, il romanzo d’esordio dell’allora ventenne Brizzi, «libro icona», «piccolo classico contemporaneo», «romanzo-manifesto adottato da più generazioni di adolescenti», «libro che ha fatto la storia dell’editoria italiana» (così le non poco roboanti definizioni sui siti degli Oscar Mondadori e di Mondadori Store), compie venticinque anni. Come è noto, fu pubblicato nel 1994 da Transeuropa, la casa editrice anconetana diretta dal sagace talent scout Massimo Canalini, ma già l’anno successivo entra a far parte della collana Romanzi e Racconti di Baldini&Castoldi. Nel 1996 esce nella collana dei Miti Mondadori; per poi rimbalzare da una collana all’altra sempre di Baldini&Castoldi (Tascabili, I nani, Gnomi, Supernani; nel 2005 è ripubblicato da Baldini Castoldi Dalai con custodia che racchiude altri suoi tre titoli, Bastogne, Tre ragazzi immaginari, Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile), e approdare nella collana Dieci e lode di Dalai editore nel 2011. Ma in parallelo corre anche l’uscita negli Oscar Mondadori: in Contemporanea, poi in 900, e nel 2017 negli Oscar 451, nome omaggio a Fahrenheit 451. Qui per il quarto di secolo Jack Frusciante è uscito dal gruppo viene pubblicato in un’edizione speciale con gadget, una sacca zaino. E, con un’operazione fra il nostalgico, il commemorativo e il giovanilistico, vengono organizzati per i lettori due momenti di festa dedicati al romanzo: uno a Bologna – la città natale dell’autore, dove il libro è ambientato – insieme alle due band storiche che negli anni hanno accompagnato Brizzi nei suoi reading in concerto (Frida x e YUGUERRA!) e a un dj; l’altro a Milano, con letture, racconti, aneddoti, musica (partecipano un cantautore e un dj). A presentare Paolo Cognetti, scrittore di montagne e cammini, che rafforza anche l’altra identità d’autore che Brizzi si è costruito, sviluppando una linea presente nel libro d’esordio: la passione sportiva che negli anni lo ha portato a scrivere libri sul calcio, sul ciclismo, a compiere e poi raccontare lunghi viaggi a piedi.
Secondo caso: Due di due di Andrea De Carlo (uscito da Mondadori nel 1989; pubblicato sia nei Miti che negli Oscar; passato poi in varie collane di Bompiani – Tascabili, Vintage, #ioleggoperché – e nei Tascabili Einaudi) viene ripubblicato da La nave di Teseo, in una collana personale, I libri di Andrea De Carlo, che ripresenta i diciotto titoli dello scrittore, tutti con copertine disegnate da De Carlo stesso (nel 2018 esce anche un cofanetto con i primi otto titoli, Due di due compreso). Per la ricorrenza del trentennale il romanzo dell’amicizia di Mario e Guido viene riproposto in un volume rilegato, con un’altra copertina d’autore (due sentieri che corrono paralleli per un tratto, per poi allontanarsi e in lontananza infine riavvicinarsi) e trentatré illustrazioni, sempre di De Carlo, a matita. Inoltre vengono tirate cento copie numerate e autografate per un’«Edizione Deluxe Trentennale».
Il testo è preceduto dalla riproduzione di una pagina manoscritta, datata ottobre 2019, con la motivazione dell’edizione illustrata («Mi sembrava bello celebrare la ricorrenza con un’edizione speciale, così ho fatto alcuni disegni a matita, attivando il gioco di affioramenti che prende vita quando si ripensa a una storia vissuta, letta, scritta») e la dedica ai suoi lettori («Non smette di colpirmi il fatto che tante persone abbiano ritrovato, e ritrovino, parti di se stesse nel libro. È a loro che dedico questa edizione, con l’augurio che non smettano mai di guardare il mondo con lo stesso spirito critico e inquieto di Guido e Mario, e a immaginarne di diversi, senza mai rassegnarsi all’apparente inevitabilità delle cose come sono»). Chiude il volume una Postfazione, anch’essa datata ottobre 2019, in cui De Carlo ricostruisce la genesi del libro, indugiando sull’opera che detta la sua imperiosa legge («Non ho avuto altra scelta che riprendere a scrivere, e scrivere, e scrivere. Non mi era mai capitato prima di sentirmi così uno strumento che si lascia attraversare da un flusso di energia e lo traduce in parole», p. 495), imbriglia lo scrittore in uno sforzo totalizzante, sfinente ma gratificante («Ho continuato a vivere nel mio mondo parallelo, con Guido e Mario e Martina e gli altri; a volte parlavo con loro ad alta voce»; e quando si accorge che il romanzo era finito si sente «vicino a un esaurimento mentale e fisico, ma contento», p. 497). Le ultime pagine sono di nuovo dedicate ai lettori, tanti e di generazioni diverse, da cui De Carlo si congeda con l’immagine del libro come «telegrafo invisibile, un tam tam sotterraneo» che «manda in giro segnali da trent’anni ormai, e spero che continui a mandarne, e a ricevere segnali di risposta» (p. 499).
Terzo caso. Dall’immagine più che tradizionale dell’autore ispirato che scrive in solitudine, ammodernata in chiave new age, al collettivo di scrittori che non si mostrano in pubblico. Q di Luther Blissett esce nella collana Stile Libero di Einaudi nel 1999, con copertina di Tullio Pericoli (ed è proposto nello stesso anno anche da Mondolibri). Il libro entra nella cinquina dello Strega, e subito ne viene fatta una «Nuova edizione» in altro formato e con nuova copertina sempre per i tipi della casa editrice torinese. Nel 2002 il libro viene pubblicato nei Miti Mondadori e ripetutamente ristampato da Einaudi (Stile Libero Big, Numeri primi, Super ET). Nel 2017 è incluso nella collana Duemila («I grandi romanzi del duemila destinati a diventare dei classici di domani») della Biblioteca di Repubblica-L’Espresso. Sul sito della Wu Ming Foundation, il 5 marzo 2019, si ricorda che «mercoledì 6 marzo 2019, sarà il ventesimo anniversario dell’uscita di Q in libreria». Per commemorare l’uscita del suo romanzo d’esordio il collettivo bolognese, ribattezzatosi nel frattempo Wu Ming, pensa anch’esso a un’edizione speciale a tiratura limitata, un «libro-oggetto molto peculiare, con copertina rigida, una sorprendente veste grafica curata da Andrea Alberti, mappe d’epoca a colori e due diverse gallerie di immagini, non solo stampe d’epoca ma anche fotografie. Queste ultime documentano la ricezione del romanzo nei movimenti e nelle controculture urbane contemporanee». Al libro, pubblicato da Einaudi, viene premesso un testo introduttivo intitolato Vent’anni dopo che esplicita le fonti, le letture più significative per la ricostruzione storica e le questioni religiose (dal Thomas Müntzer di Ernst Bloch, alla Storia dell’anabattismo di Ugo Gastaldi, a Giochi di pazienza di Adriano Prosperi e Carlo Ginzburg, ai libri di due teologi cattolici, Sergio Quinzio e Gustavo Gutierrez), elenca i modelli (gli eroi senza nome dei film di Sergio Leone), gli autori che li hanno ispirati (dalla Yourcenar a Ellroy a Paco Ignacio Taibo II), rivendica la sfida fatta all’industria culturale (con la forma di copyleft «che tentava di conciliare il diritto d’autore con quello dei lettori»), ricostruisce la ricezione critica, la polarizzazione dei giudizi, e si sofferma sull’apprezzamento del pubblico («ancora adesso capita che il lettore o la lettrice ci ringrazi per averlo scritto a prescindere dalla sua generazione»).
La riedizione si accompagna a una mostra inaugurata il 4 giugno, presso la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, il cui titolo viene tratto dal capitolo 19 della Prima parte del romanzo: Come un incendio d’estate secca e ventosa. Vent’anni di Q, un libro rivoluzionario tra storia della stampa e Riforma. I curatori, Marcello Fini e Michele Righini, bibliotecari dell’Archiginnasio, hanno interrogato i cataloghi della biblioteca partendo dagli spunti offerti dall’opera, selezionando un centinaio di documenti sulla diffusione della stampa nel Cinquecento e sulla Riforma. La mostra – con estensione online – è stata aperta dal convegno Vent’anni di Q. Sul rapporto tra ricerca storica e narrativa, a cui hanno partecipato i Wu Ming e gli storici Adriano Prosperi e Carlo Ginzburg, autori di Giochi di pazienza, libro sul discusso testo religioso del Cinquecento Il Beneficio di Cristo, protagonista della Terza parte di Q.
Quarto caso: La perfezione di Raul Montanari – un nero metafisico, «dell’anima» (come ha suggerito lo stesso autore), dalla scrittura tesa e cristallina, che inaugura, con i primi libri di Andrea Pinketts e Carlo Lucarelli, una nuova stagione del noir letterario italiano – esce da Feltrinelli nel 1994 nei Canguri. Ripubblicato in una nuova edizione nel 2006 nell’Universale Economica Feltrinelli, viene riproposto in un’edizione riveduta del venticinquennale da Baldini+Castoldi nel 2019 («nella versione ’94 la scrittura era ancora un pochino impettita, ora si è sciolta completamente», così sul suo sito lo stesso Montanari). Nessuna prefazione o postfazione esplicativa o autocelebrativa; dopo la dedica e l’epigrafe aggiunti solo dei Ringraziamenti:
Esiste. Un inverno di tanti anni fa, nel 1993, Aldo Busi lesse questo romanzo breve e gli piacque tanto da suggerire un titolo così impegnativo.
Gabriella D’Ina lo volle pubblicare l’anno dopo, Alberto Rollo lo ripubblicò altre due volte, Goffredo Fofi gli assegnò il premio Linea d’Ombra.
Queste persone meritano di essere ringraziate oggi che il libro torna a uscire, a 25 anni dalla prima edizione, insieme a Daria Bignardi che lo amò molto e per il glorioso programma A tutto volume, di Canale 5, ne girò un booktrailer quando ancora non era di moda farlo. E naturalmente grazie alla Baldini+Castoldi, il mio editore, che lo ha voluto ora.
Quattro strategie di presentazione, di celebrazione della ricorrenza che consentono di mettere a fuoco nitidamente il pieno accreditarsi dell’identità autoriale di scrittori “giovani”, “nuovi” di generazioni recenti, in questi anni duemila, epoca di progressiva smaterializzazione del libro, di consolidamento dei festival letterari e delle scuole di scrittura, di visibilità decrescente della critica letteraria militante e accademica.
Si nota in primo luogo la particolare attenzione all’oggetto libro, alla sua lavorazione e personalizzazione, in un’ottica di maggior percepibilità della dimensione tipografica, materiale, concreta (libri riccamente illustrati, dalle copertine a impatto, d’autore, o – come nel caso di De Carlo – dello stesso scrittore, con grafica accattivante), una via di interazione reattiva al nuovo orizzonte librario, sempre più a dominante digitale. Per catturare nuovi lettori, per dare un carattere di piccolo evento all’acquisto librario, per invitare i lettori già fidelizzati e appassionati a collezionare un esemplare prezioso.
Il consolidamento delle immagini d’autore viene realizzato non solo dai libri creativi e dalle forme di presentazione editoriale (collana personale, cofanetto, libro-oggetto, libro-intervista), ma viene costruito molto significativamente anche attraverso una epitestualità performativa, con lo scrittore “parlante (e docente) in scena”, con incontri pubblici che rielaborano la formula della presentazione del libro, trasformandola in “evento”.
In due dei casi presi in esame per la riproposizione delle opere chiave degli autori vengono create occasioni specifiche di dialogo coi lettori. Per il libro di Brizzi le due “feste” hanno una forte sottolineatura della dimensione “esperienziale”: lo testimoniano l’importante ruolo riservato alla musica, la presenza, a introdurre l’autore, non di un critico o uno studioso di lingua e/o letteratura ma di uno scrittore (Paolo Cognetti, lanciato dalla vittoria dello Strega 2017 con Le otto montagne, Einaudi), connotato a sua volta da una forte matrice esistenziale (la vita in montagna, i viaggi). Diverso il caso dei Wu Ming. Qui sono altri i tasti toccati: il dialogo si apre all’interdisciplinarità, alla volontà di confronto e riflessione su temi rilevanti (stampa, rivoluzione, religione), in una sede istituzionale, con due lettori d’eccezione, di grande prestigio intellettuale (ma anche in questo caso non “letterati” in senso stretto), uno dei quali (Prosperi) era stato uno dei primi recensori, attraverso la specola storica, del libro.
Il tratto di maggior interesse di queste operazioni di ripresentazione sta nel porre a fondamento primo della valorizzazione e istituzionalizzazione letteraria – in maniera sensibilmente diversa da quanto accaduto a lungo nel Novecento – i lettori. Un pubblico di giovani, contestatore, alternativo, attivo, per un libro che dialoga con gli altri saperi, una scrittura che intende aiutare la riflessione, una maggior comprensione della realtà per i Wu Ming (che aprono il loro discorso retrospettivo con una citazione di Conrad, «Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore», e sul loro sito ricordano che «dai suoi profili social, Einaudi Editore chiederà a lettrici e lettori di raccontare il loro rapporto con il romanzo usando l’hashtag: #20annidiQ»); un pubblico di giovani e postgiovani, con accento che batte sull’intensità dell’esperienza sentimentale, amicale, “di gruppo”, per Brizzi; per De Carlo, un pubblico che dalle sue pagine ha tratto la spinta per rinnovare sguardo e atteggiamento verso il mondo, fedele negli anni, che si rigenera grazie al passaparola (la pre- e la postfazione a Due di due insistono sulla transgenerazionalità dei propri estimatori, nonne, madri, nipoti).
Sono invece lettori d’elezione quelli citati da Montanari. La defilata aggiunta paratestuale apposta alla riedizione di La perfezione ben si attaglia al profilo asciutto, ma pienamente conscio di sé, dello scrittore, delle sue risorse stilistiche, della tensione conoscitiva ed etica della sua pagina. Le persone che ringrazia disegnano i principali attori che animano la scena del sistema letterario: lo scrittore riconosciuto che tiene a battesimo il giovane scrittore, anzi battezza anche il libro celebrato; il premio di qualità assegnatogli da una straordinaria figura di operatore culturale e critico militante; il versante della comunicazione massmediatica, con la brillante giornalista culturale che gira il booktrailer con la lettura della sequenza iniziale delle cento flessioni eseguite dallo stesso autore; gli editori di allora e di ora che quel libro vollero e continuano a volere. Come a dire che l’autorevole identità d’autore è stata riconosciuta lungo tutta la catena dei processi di valorizzazione, analiticamente qui ricapitolata. Dei lettori parla in sue interviste, come termine indispensabile del dialogo e della creatività di chi scrive, senza nessuna blandizia: «Tutti gli scrittori desiderano essere letti moltissimo, vedere amplificata la propria voce in modo che raggiunga tutti o quasi tutti. La differenza fra lo scrittore artisticamente onesto e gli altri sta nel fatto che il primo non fa nulla per compiacere i gusti del pubblico, non si sforza di scrivere libri che funzionino, ma semplicemente, nei limiti delle sue capacità, libri belli» (così a G. Guerriero, su «Jesus», ottobre 2006).