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Calvino è tra gli autori italiani più diffusi e conosciuti nel mondo, se è vero che, dal 1955 – anno della prima traduzione in assoluto di una sua opera (si trattava del Visconte dimezzato tradotto in Francia, paese «calviniano» per eccellenza) – a oggi, i libri dello scrittore sono stati pubblicati in 64 paesi (tra cui i più curiosi sono la Birmania, l’Iraq, l’Iran, il Kuwait e Taiwan) e 45 lingue (comprese il basco, il gallese, il farsi, il tamil e… il bergamasco).
Il fondo più completo delle traduzioni delle opere di Calvino è conservato a Roma, presso l’abitazione privata dello scrittore; presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi è stato creato nel 1999 un altro Fondo dove sono raccolti circa 500 volumi che rappresentano la quasi totalità delle traduzioni condotte nel mondo sull’opera di Calvino.
La biblioteca dell’Ali conta 189 titoli dello scrittore, e copre un arco temporale che va dal 1956 al 1995: c’è materiale a sufficienza per una ricognizione esaustiva nelle fortune del nostro. I titoli più presenti sono Se una notte d’inverno un viaggiatore, Palomar e Le città invisibili, seguiti dai volumi delle Fiabe italiane e della Trilogia degli antenati, dove Il barone rampante la fa da padrone, seguito da Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente; esistono anche quattro versioni complete o quasi complete della trilogia: israeliana (1978), ungherese (1980), tedesca (Germania Ovest, 1985, senza il Barone) e inglese (1962 e 1980, senza il Barone).
Tutti i titoli principali di Calvino sono comunque rappresentati, e c’è spazio anche per alcune chicche: l’attenzione degli editori stranieri nei confronti dello scrittore lo ha infatti premiato proponendo alcune versioni delle sue opere minori. È il caso, ad esempio, di L’entrata in guerra, tradotta in Argentina nel 1961, di La speculazione edilizia (Brasile 1986) e di un’antologia di scritti teorici sulla letteratura pubblicata in Gran Bretagna nel 1987 con il titolo di The Literature Machine.


Calvino, Linder e l’Ali

Alla fine degli anni Cinquanta Erich Linder diventa ufficialmente agente di Calvino: il caso è in sé curioso, dal momento che, da una parte, a quel punto Calvino è già un autore affermato – e non solo nel nostro paese –, e che, dall’altra, lavora ormai da molti anni come consulente editoriale per Einaudi: è insomma un «letterato editore», e suona pertanto bizzarro che egli ritenga opportuno affidarsi a un agente per farsi rappresentare. Secondo Giorgio Alberti, l’apporto di Erich Linder e dell’Ali è fondamentale per la cura delle edizioni estere dell’opera di Calvino: l’esperienza internazionale dell’agenzia è infatti cruciale per calibrare al meglio le strategie di mercato, ed è inoltre un canale sicuro per controllare l’effettiva qualità delle traduzioni.
Calvino considera la Francia sua patria di elezione e gli Stati Uniti il viatico per la definitiva consacrazione: è proprio la volontà di imporsi in questi due paesi chiave che lo spinge a rivolgersi all’Ali. La vivissima corrispondenza tra i due, custodita nel Fondo Linder presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e sempre improntata a una certa “cordialità professionale”, ci restituisce la figura di un Calvino attentissimo a tutti i passaggi della filiera editoriale.
In particolare, egli sente molto il problema della traduzione, che considera in tutto e per tutto un tradimento: «Leggermi in traduzione mi fa sempre soffrire e così questa volta, specialmente in principio. Il valore di quello che scrivo è molto (troppo) legato al ritmo della frase e in traduzione tutto perde sapore» . È assai raro trovare passi in cui, nelle lettere o nei saggi sull’argomento, egli si mostri particolarmente soddisfatto delle versioni dei suoi libri. Padroneggiando benissimo il francese, l’inglese e lo spagnolo, Calvino è infatti in grado di individuare nei testi tutte le “pecche” e i passaggi difficoltosi:
«Ogni volta che discuto con un traduttore dei miei libri, nelle lingue che conosco, sono obbligato a ripercorrere il mio lavoro con un altro occhio. Di solito la prima impressione leggendo me stesso tradotto è un po’ desolante. Si vede il proprio testo molto impoverito, appiattito».
La conseguenza di ciò è che, oltre a discutere – a volte animosamente – con i propri traduttori, Calvino spesso interviene in prima persona sul loro lavoro, modificando interi passi delle opere per adattarli alla lingua d’arrivo mantenendo vivo lo spirito dell’italiano.
Con Linder Calvino discute delle strategie di diffusione della propria produzione all’estero. A questo proposito è particolarmente interessante il caso francese: l’agente infatti gli consiglia di non pubblicare la sua opera nell’ordine cronologico in cui è stata scritta, ma alternando gli scritti fantastici a quelli di impianto realista per non correre il rischio di crearsi una fama cristallizzata di scrittore di fantasies, con conseguente limitazione del proprio pubblico.
A poco a poco, Linder diventa qualcosa di più di un agente: è il confidente a cui lo scrittore si rivolge raccontando i propri successi e fallimenti. È con Linder che Calvino si lamenta del trattamento riservato dalla Francia ai suoi libri all’epoca del maggio francese: Le Cosmicomiche (edite da Seuil) non si trovano sugli scaffali delle librerie, perché l’editore non ci ha sostanzialmente creduto e non le ha quasi pubblicizzate; anche la ristampa del Barone è poco visibile. Allo stesso modo, anche la prima edizione statunitense del Barone (1959) non ottiene il riscontro sperato:
«Caro Linder,
dunque, la prima cosa è che il Baron nelle librerie non si vede e i librai anche se ce n’hanno una copia nascosta in uno scaffale non l’hanno neanche sentito nominare. (…) Proprio mentre escono bellissime recensioni (…)».


Calvino nel Nuovo mondo…

Altri casi interessanti hanno a che fare con il Sud America e l’Estremo Oriente: per un caso quasi più unico che raro, è l’Argentina (e non la Spagna) il primo paese di lingua spagnola ad “accorgersi” di Calvino. Sono Il sentiero dei nidi di ragno e Il Visconte dimezzato le prime opere a vedere la luce a Buenos Aires. È il 1956. Due anni più tardi, l’Argentina darà alle stampe la prima traduzione mondiale del Barone. Nella Biblioteca Ali è presente, come si diceva, soltanto L’entrata in guerra, e questo non rende giustizia a un paese che ha amato e ama profondamente Calvino; è tuttavia significativo che l’unico volume presente sia un’opera minore – poiché è segno del grande interesse argentino verso lo scrittore italiano. Calvino è entusiasta delle edizioni bairensi, ottime sia graficamente che dal punto di vista della resa linguistica, e lo scrive a Linder da Parigi in una lettera dell’11 novembre 1977. La penetrazione calviniana in Sud America proseguirà poi con la grande attenzione riservata al nostro da parte degli editori brasiliani.


…e in Estremo Oriente

Le prime traduzioni di Calvino in Cina costituiscono un altro caso curioso: nel 1956, la Repubblica Popolare traduce una scelta di racconti basandosi su un’edizione sovietica, e bisognerà attendere gli anni ottanta perché i traduttori cinesi si misurino con gli originali. Nel 1964 Il Barone rampante – vero e proprio punto di riferimento mondiale per soppesare l’interesse intorno a Calvino – è edito in giapponese. In generale, il Giappone è per lo scrittore una terra fortunata: sono moltissime le edizioni delle sue opere nel Sol Levante. La biblioteca Ali ne possiede un’interessante rappresentanza: dalle già citate Città invisibili, Fiabe italiane e Il sentiero dei nidi di ragno a Collezione di sabbia (1988), da Marcovaldo (1968) a Ti con zero (1981) alle Cosmicomiche (con addirittura due edizioni: 1978 e 1986).

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