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I documenti raccontano



Un registro di sentenze penali del podestà di Crema a partire dal 1518: centinaia di vicende di comune criminalità. Furti, stupri, assassinî. Storie gialle, noir, horror.
Storie.
Un processo penale contro una banda di teppisti che infestavano un quartiere popolare di Milano a fine Ottocento. Violenze gratuite, botte, volgarità. Storie metropolitane, on the road.
Storie.
Un prete e una sposa campagnola in pieno Seicento. Un marito cocu. Un amore contrastato. Storie rosa, romanzo sentimentale.
Storie.

Ogni archivio è denso di presenze fantasmatiche: sono le infinite storie imprigionate nelle carte, criptate nei linguaggi della burocrazia.
Quale è l’archivista che non si sente prudere i polpastrelli, che non desidera essere in grado di raccontare storie come queste?




Una sezione sempre aggiornata sulle nostre iniziative

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...non è classificare, ordinare, inventariare. La scrittura narrativa ha le sue regole, il suo dominio.
Definire un modo originale di contaminazione tra la verità documentale e gli imperativi del raccontare, mettere assieme la conoscenza della documentazione archivistica e la capacità di strutturarla in racconto: questo hanno cercato di fare gli archivisti de I documenti raccontano con l’aiuto di un’inflessibile maestra di scrittura.

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L’Onore della Virginia, ovvero Insane passioni ed efferate gesta di Hadrowa Oreste, detto il Dottorino, di Roberto Grassi.

Milano, alla fine dell’Ottocento, è una città che sta facendo sfavillare la fiaccola del Progresso. La sua borghesia è sempre più fiera di ritrovarsi alla Scala, di scambiarsi strette di mano e affari nel foyer, di salutarsi rispettosamente in Piazza del Duomo. Ma alla periferia, nelle case di ringhiera, il clima non è altrettanto armonioso. UNa ciurma di balordi semina lo scompiglio nei locali pubblici di Porta Genova. Trattorie, fiaschetterie, bordelli vengono tumultuosamente visitati dalla Compagnia della Teppa il cui capo è il Dottorino, al secolo Oreste Hadrowa, giovinastro scellerato che nutre un’arrogante passione per la bella Virginia.

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Racconti inediti che riportano alla luce storie dei primi decenni dell’Ottocento lombardo: Non era cosa di Annalisa Ferrari, La licenza di Roberto Grassi e Storia di pioggia e ordinaria burocrazia di Francesco Cattaneo

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E chi sottrarrà all’oblio le infinite storie custodite nella documentazione archivistica lombarda? occorrono nuovi operai per queste miniere di re Salomone. Ma dove trovarli?
Replicando le scuole di scrittura creativa a partire dai documenti d’archivio, decentrandole, offrendole agli insegnanti.

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Perché far raccontare i documenti solo sulla carta e non sulle tavole di un palcoscenico? Qui non si poteva far da soli. Il teatro vuole il rispetto delle sue proprie regole, esige conoscenze molteplici e molteplici mestieri all’opera. Era troppo per i soli archivisti. Ma non per la loro collaborazione con i teatranti.
Così i documenti sono riusciti ad andare in scena.
Dai documenti alla scena, ovvero Il movente e l’esatta dinamica è forse il primo tentativo di far muovere le storie cristallizzate nelle carte salvate dal tempo e dalla critica roditrice dei topi tra le quinte di una scena.
Bel risultato.

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Quella del concorso non è una idea originale. Secondo il sito Wuz sono quattrocentosettantatre i concorsi che, ogni anno, premiano in vario modo opere letterarie o poetiche. In Italia. Pazienza. Vorrà dire che questo è il quattrocentosettantaquattresimo.
Anzi, per la precisione, il quattrocentosettantaquattresimo e il quattrocentosettantacinquesimo, perché non di uno bensì di due concorsi si tratta. Il primo intende raccogliere documenti d’archivio, il secondo le loro storie. Nel primo sono necessarie doti di indagine, nel secondo abilità a raccontare.

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