VEROFALSO – Archivi e memoria nell’epoca dell’intelligenza artificiale



Viviamo in un’epoca in cui ogni documento può essere riprodotto, alterato, generato. Ogni immagine è modificabile. Ogni voce è imitabile. Ogni archivio digitale è potenzialmente falsificabile. La facilità di manipolazione rende instabile ciò che per decenni abbiamo considerato prova.

Le domande che questo convegno pone sono concrete e urgenti: 

Come si riconosce un documento autentico?
Come si difende la memoria pubblica dalla manipolazione?
Come funziona la verità documentaria nell’epoca dell’intelligenza artificiale?
Che ne è della verità nell’era della sua riproducibilità digitale?

Per provare a rispondere bisogna capire come funziona la fiducia in un archivio. E per capirlo, bisogna guardare alla storia degli archivi stessi, che è più complicata e ambigua di quanto sembri.

Gli archivi non sono contenitori neutri. Hanno sempre custodito anche ciò che non sapevano di avere, a partire dall’immaginario delle generazioni future: documenti montati, interpretazioni sedimentate, restauri presentati come originali, progetti mai realizzati documentati con la stessa precisione di quelli costruiti. La natura stessa del lavoro archivistico è sempre stata selezione, organizzazione, interpretazione.

Capirlo non indebolisce la fiducia negli archivi. La rende più solida perché più consapevole. La verità non è una proprietà dei documenti. È un effetto degli archivi che li organizzano, di chi li possiede e li manipola. E un archivio che conosce i propri limiti è più affidabile di uno che non li ignora.

Il convegno lavora sulla fiducia negli archivi fisici, materiali e tangibili, ma progressivamente la mina, mostrando casi irrisolvibili, verità negoziate, aperte manipolazioni. E parallelamente si chiede: cosa succede quando il documento non si può più toccare? E cosa succede quando a dare risposte sono programmi di intelligenza artificiale che lavorano sugli archivi senza più bisogno della mediazione dell’uomo?

Il formato

Il convegno si svolge nel corso di una giornata (mattino 10-13; pomeriggio 14-17) alternando interventi in presenza della durata di 15-20 minuti a video di 7-10 minuti con ospiti per lo più internazionali.

Il contesto milanese

Milano non è uno sfondo neutro. È il palcoscenico di questa storia. È il soggetto del progetto e il filo rosso che cuce insieme i vari interventi. L’idea del convegno, cioè, è usare la storia reale o immaginata della città come banco di prova e struttura narrativa. La città ha una lunga storia di rapporto instabile tra documento e realtà.

Il Castello Sforzesco che oggi vediamo è la ricostruzione ottocentesca di Luca Beltrami. La Torre del Filarete era esplosa nel 1521. Beltrami la ricostruisce cancellandone i segni del tempo, chiamando restauro quello che è una reinvenzione. Il simbolo più riconoscibile di Milano è una costruzione che appare medievale ma è frutto di una reinterpretazione ottocentesca.

Il Codice atlantico non è un archivio naturale di Leonardo. Nel Cinquecento Pompeo Leoni smembra i quaderni originali e li rimonta in un ordine nuovo che Leonardo non aveva mai concepito. L’archivio leonardesco è un montaggio.

Il campanile del Duomo, mai realizzato, esiste come progetto, disegno, ipotesi. La città conserva anche ciò che non è mai esistito.

I promessi sposi costruiscono un manoscritto secentesco immaginario con tale precisione archivistica da sembrare autentico, da cui scaturirà il vero resoconto di Storia della Colonna Infame. Una riflessione sul confine da sempre incerto tra fiction e non fiction, storia reale e storia fantastica che lambisce il ‘900 italiano fino ai giorni nostri.

Umberto Eco inserisce nei suoi testi un semiologo ungherese inesistente – Milo Temesvar – dotato di opere, biografie, riferimenti bibliografici precisi. La sua biblioteca alla Braidense era dedicata al sapere falso e occulto. Nel Pendolo di Foucault tre redattori costruiscono una teoria complottista usando solo documenti autentici. Il falso nasce dalla combinazione, non dall’invenzione.

Le canzoni della mala di Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi costruiscono una tradizione immaginaria per una realtà sociale che non ne aveva una codificata. L’invenzione diventa memoria.

Il Teatro alla Scala è un’istituzione fondata sulla costruzione di mondi plausibili. Se alla Scala la finzione è sistema, ha di sicuro prodotto effetti storici e politici nel Risorgimento con Viva V.E.R.D.I.

Milano week. Milano è la città degli eventi, a partire dalle Olimpiadi di Milano-Cortina che nel 2026 ne hanno celebrato la storia. Ma gli eventi sono veri o falsi?

Questi casi non sono eccezioni. Sono una tipologia. Mostrano che il confine tra documento autentico e documento costruito è sempre stato più poroso di quanto ammettiamo.

I curatori

Stefano Mirti. Curatore di progetti e mostre legati al design e all’architettura contemporanea, e collabora a iniziative culturali e digitali, tra cui Expo Milano 2015 e Matera 2019. È autore di diversi libri sul design e collabora con riviste di settore. Insegna alla Tama Fine Art University di Tokyo, presso Interaction Design Institute Ivrea, alla NABA e all’Università Bocconi. Ha diretto e coordinato la didattica della Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano ed è stato presidente della Fondazione Milano. Dal 2025 è direttore dell’Accademia ACME di Milano. Dal 2018 pubblica le “Letterine” quotidiane.

Giacomo Papi. Direttore dei contenuti di Fondazione Mondadori. È scrittore e giornalista. Scrive per “il Post”, “la Repubblica”, e “Vanity Fair”. I suoi ultimi libri sono “La piscina” (Feltrinelli, 2024), “Il censimento dei radical chic” (Feltrinelli 2019), “Happydemia” (Feltrinelli 2020) e “Italica” (Rizzoli 2022). 

Intervengono:

  • Luca Formenton, presidente Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e Fondazione Bookcity Milano
  • Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Milano
  • Francesca Furst, soprintendenza archivistica e bibliografica della Regione Lombardia
  • Diana Bracco, presidente e CEO Bracco, presidente della Fondazione Bracco
  • Andrea Cancellato, direttore ADI Design Museum

 

  • Fortunato Ortombina, sovrintendente e direttore artistico Teatro alla Scala (Teatro alla Scala)
  • Silvia Magistrali, responsabile archivio stotico Piccolo Teatro (Piccolo Teatro)
  • Mauro Novelli, presidente Casa Manzoni e Vicepresidente Centro Apice (Università Statale di Milano)
  • Enrico Morteo, critico e storico del design e dell’architettura
  • Maria Fratelli, direttrice CASVA (Comune di Milano)
  • Francesco Martelli, direttore Cittadella degli archivi (Comune di Milano)
  • Francesco Vezzoli, artista e filmaker
  • Aldo Grasso, critico televisivo ed editorialista, professore ordinario di Storia della televisione presso l’Università Cattolica di Milano
  • Nassim Taleb, saggista, matematico e operatore di borsa, distinguished professor di Risk Engineering alla Tandon School of Engineering di New York
  • Michelle Light, associate university librarian for Special Collections e director of Beinecke Rare Book & Manuscript Library
  • Riccardo Fedriga, direttore scientifico della Fondazione Umberto Eco
  • Maria Canella, presidente della Fondazione Elvira Badaracco – Studi e documentazione delle donne ETS 
  • Jimmy Wales, cofondatore del progetto Wikipedia
  • Marco Balich, direttore creativo e produttore esecutivo Balich Wonder Studio
  • Chiara Andreazza, Alice Balan, Gaia De Paola, Lucio Meola, Federico Renda, Tobia Scali, Leonardo Terno, vincitrici e vincitori Premio Mario Formenton 2026, il Post